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Rifugiati

Liquid Traces: uno sguardo sulla violenza dei confini

Nel marzo del 2011, 72 persone che tentavano di raggiungere l’isola di Lampedusa dalla Libia a bordo di una piccola imbarcazione, furono lasciate andare alla deriva per quindici giorni all’interno di un’area marittima ampiamente sorvegliata dalla NATO nell’ambito delle operazioni militari contro la Libia. Nessuno intervenne per salvarli: ne sopravvissero soltanto nove. Sophie Hinger, ricercatrice dell’Università di Osnabrück (Bassa Sassonia) ha intervistato Charles Heller che è l’autore, insieme a Lorenzo Pezzani, di Liquid Traces: una ricostruzione degli eventi…

Migrazioni: voci di bilancio e costi umani

Le migrazioni sono frutto di uno squilibrio economico generato da una storia di conquista di cui raramente si parla, residuo di un’economia del saccheggio cominciata alla fine del XV secolo. Nel tempo, la società capitalistica occidentale, nonostante l’apparente decolonizzazione, è stata in grado non solo di mantenere il monopolio politico economico nei Paesi di provenienza dei flussi migratori, ma di rendere i migranti fondamentali alla propria macchina produttiva, sia in termini di produzione diretta di…

Sotto il cielo delle donne

Atene, 8 marzo. Di solito da queste parti non c’è mai una nuvola e invece stasera, per la marcia delle donne, il cielo sulla capitale ellenica è coperto. Pioverà, e si marcerà lo stesso, donne e uomini, greci e stranieri. Non in tanti, ma comunque molti. A risuonare contro il cielo sono parole che oggi, in Grecia e non solo, hanno un peso specifico non indifferente: donne, rifugiati, capitalismo e LGBT+. La vibrazione che attraversa…

Diario americano: un mese di presidenza Trump

Sarebbe impossibile pretendere da questo breve contributo di indagare in profondità il processo sociale e politico che gli Stati Uniti stanno affrontando. Negli ultimi mesi diversi giornalisti e politologi hanno realizzato delle analisi piuttosto interessanti del cosiddetto fenomeno Trump; tutte considerazioni ex post ovviamente, perché in pochi avevano previsto la sconfitta di Hillary Clinton. Gli avvenimenti inoltre si stanno susseguendo talmente rapidamente che il tentativo di tenere il passo con gli ultimi aggiornamenti rischierebbe di…

Rifugiati senza rifugio

Il 12 gennaio Ali Moussa è morto intossicato nel rogo generato da un corto circuito in un ex mobilificio occupato. Conoscevo Ali, era stato nel centro dove lavoro. È morto per salvare i documenti. Quelle carte che, se ottenute, valgono come oro, anche se nella realtà ti garantiscono solo il diritto di respirare e niente più. È rientrato nel rogo per cercarle e si è perso anche lui. Parlava male italiano Ali, a volte lo prendevo…

Monte Gourougou: il purgatorio al di là della rete

A Melilla, enclave spagnola in territorio marocchino, la linea dell’orizzonte è segata da una tripla rete metallica. Una misura di sicurezza, la chiamano gli entusiasti delle politiche di controllo migratorio europeo; un “cattivo esempio” che anche gli altri Paesi vorrebbero seguire, quotidianamente impegnati a contrastare gli assidui flussi di gente diretta verso “terra sicura”. I tentativi di superare questo imponente muro di proibizione sono all’ordine del giorno. I pochi fortunati che ci riescono, se presi…

Militarizzare le frontiere per proteggere i migranti?

«La NATO manderà navi nel mar Egeo per fermare la tratta di esseri umani», annunciava il New York Times poco meno di un anno fa. Questo titolo è solo uno dei numerosi tentativi di criminalizzare ulteriormente gli “scafisti”. Ma definire la fuga di profughi verso l’Europa come “tratta di persone” non crea altro che confusione e non può certo giustificare l’invio di navi militari nelle acque del Mediterraneo. Siamo soliti associare la “tratta di esseri umani”…

Memorie dal sottosuolo. I rifugiati nei bunker di Ginevra

Durante la guerra fredda, la Svizzera costruì migliaia di bunker sotterranei per proteggere la propria popolazione da un eventuale attacco nucleare. Attualmente, alcuni vengono utilizzati per le esercitazioni militari, molti altri sono rimasti in disuso. Negli anni ‘90 un certo numero di sotterranei vennero utilizzati per ospitare le persone che fuggivano dalla guerra nei Balcani, in una situazione di emergenza temporanea. Ma in anni recenti l’uso dei bunker per accogliere richiedenti asilo è diventata una pratica abituale.…

Voci dal silenzio. La detenzione dei rifugiati in mare aperto

Manus Island è una piccola isola nell’arcipelago della Papua Nuova Guinea dove sono detenuti circa un migliaio di richiedenti asilo giunti in Australia. Trasferiti nel centro di detenzione dell’isola, vivono nascosti e tagliati fuori dal mondo. Nessuno di loro metterà più piede in Australia, neanche dopo la chiusura del centro annunciata due mesi fa. Visitatori e giornalisti sono praticamente banditi dall’isola e così delle storie di queste persone non si sa quasi niente. Eccezion fatta…

Il referendum ungherese sulle quote dei rifugiati

Margaret Thatcher, riferendosi a Clement Attlee, una volta osservò che «il referendum è uno strumento di dittatori e demagoghi». Anche nell’Europa centrale e orientale, negli ultimi decenni, si sono prodotti una serie di plebisciti, e il referendum ungherese del 2 ottobre non è un’eccezione. Domani agli elettori si chiederà di rispondere “sì” o “no” alla seguente questione: «Vuoi permettere all’Unione Europea di imporre l’arrivo di cittadini non ungheresi senza l’approvazione del Parlamento?». La domanda fa…

Le zone d’ombra della democrazia diretta svizzera

Gentile Leonello Zaquini, caro concittadino. Mi permetta di scriverLe queste due righe in commento al suo elogio alla democrazia diretta svizzera apparso su wots.eu qualche mese fa. Non sono politologa e non mi ritengo esperta di sistemi politici. Sono però nata una quarantina di anni or sono e sono cresciuta in questo Paese, la Svizzera. Ho sempre votato da quando me ne hanno dato la possibilità, cioè dall’età dei 18 anni, cosa che mia mamma non…

Il regime turco attraverso due foto di matrimoni

Quando il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) è salito al potere nel 2002, molti laici temevano che la Turchia si sarebbe presto trasformata in un regime basato sulla shari’a, la legge islamica. Ai sostenitori dell’AKP queste paure parevano esagerate perché erano convinti che soltanto un partito con un forte elettorato conservatore avrebbe potuto ridurre l’ingerenza dell’esercito nella politica nazionale e agevolato così il percorso dello Stato turco verso la democrazia. A quasi quindici…

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