Cartografia critica: verso una nuova costruzione sociale dello spazio

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Fin dalla loro genesi, le carte geografiche possono essere considerate come la trasposizione grafica dei rapporti di potere. E spesso sono state messe al servizio dei potenti come strumenti per controllare ed espandere le proprie sfere d’influenza. Oggi le carte geografiche sono globalmente accessibili, anche gratuitamente su internet. Nonostante questo, è importante tenere conto del fatto che la maggior parte delle volte traducono una visione univoca dello spazio la cui complessità, invece, non può essere ridotta ad una prospettiva uniforme; questo perché lo spazio non è soltanto naturale, unidimensionale o statico ma, piuttosto, antropizzato, multidimensionale, dinamico e, dunque, in costante evoluzione. La costruzione sociale dello spazio non è aleatoria ma risponde alle norme e alle regole dominanti in una determinata società. E siccome i discorsi egemonici sono guidati dalla ricerca di potere, tendono a produrre gerarchie sociali e territoriali facilmente riscontrabili nelle carte che potremmo definire “classiche”.

«Il potere si esercita sulla cartografia […] Ma anche tramite la cartografia» (Harley, John B., Deconstructing the map, 1989).

Cos’è la cartografia critica?

Le carte critiche derivano da una rimessa in discussione di queste carte considerate “tradizionali” e devono essere intese come un’alternativa a tali rappresentazioni “classiche”: possono essere utilizzate sia per veicolare messaggi politici, sia come strumenti che coadiuvano azioni politiche concrete.

La cartografia critica può aiutare a comprendere queste dinamiche, nonché le disparità sociali di un determinato territorio. In questo modo, ci permette di avere un nuovo sguardo sui nostri territori, attraverso gli scambi sulle percezioni soggettive e sui sentimenti personali rispetto allo spazio, tra le persone che vi partecipano. Attraverso la cartografia collettiva ci occupiamo di comprendere i nostri spazi di vita quotidiani attraverso specifici processi di sensibilizzazione e di stimolare una riflessione approfondita, oltre che uno scambio di esperienze e di opinioni sulle interrelazioni che sussistono nel nostro ambiente sociale. E così, proprio grazie alle carte “critiche”, emergono delle differenti rappresentazioni associate a degli spazi di emancipazione, di resistenza e di vita culturale alternativa.

A chi possono servire queste carte?

Le carte critiche, in quanto rappresentazioni grafiche dei processi politici e sociali, presentano un contenuto ricco e diversificato che mira a dare voce ai gruppi e ai movimenti sociali di fatto esclusi dai processi decisionali. Possono allora, in questo senso, servire come strumento di azione politica e di supporto all’educazione alla cittadinanza. Dagli anni ‘70 sono emersi diversi approcci critici alla cartografia, in particolare in America meridionale.

Oggi il collettivo argentino militante ed artistico Iconoclasistas utilizza la cartografia collettiva per un progetto dal nome Mapeo colectivo. In Brasile la “cartografia sociale” ha assunto un valore aggiunto perché è servita ad aiutare le comunità locali della regione amazzonica a delimitare il loro territorio nonché a territorializzare la loro identità collettiva. La cartografia collettiva può essere adottata ovunque per analizzare le disparità sociali, produrre saperi collettivi e sostenere movimenti sociali resistenti.

Cos’è la cartografia collettiva?

La cartografia collettiva si basa sulla convinzione che chiunque può creare le proprie rappresentazioni cartografiche. Le carte, infatti, non sono solamente delle piante di città, ma possono coprire molte aree tematiche: i quartieri, i villaggi, i social network, paure e aspettative, ma anche quello che manca per una vita migliore. Le possibilità sono infinite! Dunque, la cartografia collettiva è uno strumento pratico che ci aiuta a sviluppare “in comune” la comprensione di uno spazio definito, grazie a uno scambio paritario e non gerarchizzato.

Le informazioni derivanti da questo scambio sono rappresentate visivamente su un supporto che diviene esso stesso espressione della condivisione: la mappa. Essa mostra delle realtà differenti che traggono origine dalla percezione dello spazio di ciascun partecipante. Chiunque in questo caso può venire considerato un esperto del proprio territorio.

Il manuale

Ispirato al manuale Mapeo colectivo degli Iconoclasistas di Buenos Aires, kolektiv orangotango ha creato il manuale Kollektives kritisches Kartieren. In collaborazione con vari gruppi di attivisti questo manuale è stato tradotto dal tedesco in bielorusso, francese e (in collaborazione con WOTS Magazine) in italiano: tutte le versioni si possono scaricare dal sito. Nel manuale di “Cartografia Critica Collettiva” vengono presentate le tappe che vi aiuteranno a dare vita a un percorso di cartografia collettiva. Il contesto in cui si svolge il laboratorio dipende da ciò che si desidera cartografare, da qual è il gruppo designato e di quanto tempo si dispone. Si può anche trattare di un processo in divenire che accompagna, identifica e registra i cambiamenti in atto di un territorio dato, nonché le percezioni relative a tali fenomeni da parte dei e delle partecipanti.

Considerando la molteplicità dei progetti che si possono immaginare, questo manuale può servire come un generale spunto orientativo, adattabile alle specificità di ogni contesto o necessità. Che si tratti di osservare i cambiamenti di un quartiere, di delimitare dei campi di OGM o di creare una rete di strutture per l’economia sociale e solidale, le tematiche possono essere inesauribili! Infine va tenuto presente che per la cartografia collettiva la discussione, la sensibilizzazione e l’apprendimento sono più importanti della mappa in sé.

kollektiv orangotango è attivo dal 2008 nell'ambiente informale di geografi/e critici/che. Inserendoci nella tradizione della ricerca militante, ci sforziamo di coniugare riflessioni teoriche e interventi pratici con l'obiettivo di dare visibilità alle prospettive marginalizzate e proporre alternative sociali. In accordo con la pedagogia critica dell'emancipazione, lottiamo per contribuire alla creazione di una coscienza comune non gerarchica. Offriamo il nostro supporto ad attori/attrici e processi resistenti – in centri giovanili, orti comunitari, scuole, centri sociali, sulle panchine dei parchi, nelle favelas e nelle piccole comunità rurali, nelle iniziative di quartiere, nelle aule magne ed altrove.

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