Le zone d’ombra della democrazia diretta svizzera

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Gentile Leonello Zaquini, caro concittadino. Mi permetta di scriverLe queste due righe in commento al suo elogio alla democrazia diretta svizzera apparso su wots.eu qualche mese fa. Non sono politologa e non mi ritengo esperta di sistemi politici. Sono però nata una quarantina di anni or sono e sono cresciuta in questo Paese, la Svizzera. Ho sempre votato da quando me ne hanno dato la possibilità, cioè dall’età dei 18 anni, cosa che mia mamma non ha potuto fare perché all’epoca il voto alle donne era un sogno in questo Paese. Ho sempre creduto nella democrazia diretta svizzera. Mi sono sempre informata sugli oggetti in votazione, sulle iniziative e sui referendum. Sempre significa tre volte l’anno su più oggetti in votazione ogni volta. Ogni volta ho seguito i risultati in diretta alla radio o alla televisione, delle volte fino alle lacrime. Come quella domenica del 9 giugno 2013, che per me rimane una domenica nera, quando i tre quarti dei votanti hanno deciso di accettare il «referendum sulle misure urgenti in materia d’asilo». È stato un sì ai «centri specifici per richiedenti asilo recalcitranti» (formulazione di cui nessuno ha mai dato una definizione chiara); un sì all’impossibilità di chiedere asilo politico nelle ambasciate; un sì al nuovo articolo di legge che non permette più ai disertori di ottenere l’asilo politico, e che voleva chiaramente colpire i rifugiati eritrei.

Dicevo: ho sempre votato. Spesso divergendo dal voto della maggioranza dei votanti. Poi un giorno, la mia fiducia in questo sistema ha cominciato a sgretolarsi. Ma anche quando questo è successo, ho continuato a votare. A fare il mio dovere di cittadina. Poi è arrivata l’iniziativa del 5 giugno 2016, un referendum voluto dall’UDC, l’Unione Democratica di Centro (che, forse, sarebbe più opportuno chiamare Unione NON Democratica NON di Centro) per abrogare la nuova legge sull’asilo votata dal Parlamento (Alessia Montuori ne ha fatto un’eccellente analisi qui, invece la cronologia della legge è disponibile qui). Un oggetto in votazione che conosco. Perché se c’è un tema che ora mastico abbastanza bene, questo è il diritto d’asilo. Ho votato, anche questa volta. Ma a dire il vero, ho pensato a lungo se valesse la pena farlo, oppure se fosse meglio lasciare in bianco quel quadratino che ti permette di esprimere la tua opinione. O addirittura se starmene a casa.

Perché non solo non è vero, caro Leonello, che generalmente chi non è preparato non vota, ma è ugualmente vero che anche quando si è preparati, in realtà, si è manipolati. Dallo stesso governo, dalle autorità competenti, e non solo dai partiti politici. La nuova legge sull’asilo è stata venduta a tutti come una legge che avrebbe permesso di accelerare le procedure d’asilo. In realtà, questa è una storia bella e buona, o forse addirittura si potrebbe definire una farsa. Passo i dettagli, ma per chi masticasse il francese, se ne può fare un’idea qui. Insomma, mi sono sentita presa in giro da partiti, parlamento e governo che hanno giocato con l’intelligenza del “popolo”, e quindi anche con la mia. Di questo “popolo”, che grazie alla democrazia diretta ha sempre l’ultima parola, io, caro Leonello, non mi fido. Non abbiamo bisogno di un “popolo” che è chiamato a votare seguendo un’agenda voluta da un partito che ha creato un’inflazione di iniziative e referendum (il partito, l’avrà capito, è sempre lo stesso). Quello che vorrei sono dei politici con una visione. Ma mancano, in modo drammatico, e non solo in Svizzera.

Iniziative e referendum sono sempre più populisti, perché alcuni hanno scoperto – e la storia recente sembra dar loro ragione – che a fior di milioni di franchi spesi in campagne politiche, delle volte apertamente xenofobe, il popolo “segue”. È come una bella pubblicità: a furia di passarla in televisione, lo spettatore finisce per comprare quel maledetto oggetto di cui proprio non ha bisogno. Si ricorda, signor Zaquini, delle strade tappezzate di cartelloni per la campagna contro la costruzione di minareti? O quella delle pecore bianche che scacciano a pedate nel sedere le pecore nere? Fomentare la paura per piegare il “popolo”: questa è la divisa del partito che ha maggior successo nelle sue iniziative e nei suoi referendum. Le rinfresco la memoria in questo articolo che ho scritto per VisionsCarto.net. E Le propongo nella galleria di sopra alcune immagini, perché anche i lettori si facciano un’idea del tipo di cartelloni che vengono sputati in faccia al “popolo” e nello spazio pubblico durante le campagne di votazione.

Ora che abbiamo visto fino a che punto possono arrivare le campagne politiche in Svizzera, Le pongo un’altra domanda: Le sembra una coincidenza che l’arma della democrazia diretta sia stata usata soprattutto quando alle redini dell’UDC è arrivata una delle persone più facoltose della Svizzera? La democrazia diretta che conosciamo oggi, gentile Leonello, è pilotata dal partito più ricco della Svizzera. Quale altro partito può permettersi di stampare un giornale (riempito di menzogne) da distribuire a tutti i dannati appartamenti in tutti i comuni di questo Paese, giusto poche decine di giorni prima del fine settimana di votazioni? Tutto questo, vale la pena ricordarlo, succede in un Paese in cui non c’è l’obbligo di dichiarare le fonti di finanziamento dei partiti politici.

In Svizzera le lobby esistono, eccome. Potrei portare come esempio quella degli agricoltori. O quella dell’industria farmaceutica. Ma non mi va di dilungarmi. Vorrei però dirLe che mi sembra pericoloso che Lei, in quanto rappresentante politico di un comune di questo Paese, non l’abbia ancora scoperto. Mi chiedo se non sia dovuto al fatto che Le Locle, comune in cui risiede, rappresenta un’eccezione in Svizzera. Non perché è un piccolo comune, ma perché è uno dei pochi governati dalla sinistra e addirittura, attenzione, con una maggioranza di rappresentanti del Partito Operaio Popolare (e qui mi sa che Le Locle sfiora il record di essere praticamente l’unico in Svizzera). Partiti dell’estrema sinistra che sono stati a lungo proibiti in Svizzera, ricordiamolo, en passant.

Nessun sistema politico è perfetto, su questo sono pienamente d’accordo con Lei. La democrazia diretta ha evidentemente i suoi vantaggi. Ma anche le sue zone d’ombra. Talmente numerose e grandi, che, sinceramente, non so se fra alcuni anni potrò ancora dire «ho sempre votato».

Geografa, lavora attualmente come collaboratrice scientifica presso l’Università di Ginevra e come responsabile del progetto « Le Comptoir des médias » per l’associazione Vivre Ensemble (www.asile.ch).

1 Comment

  1. Gentile Cristina,

    Ho letto l’articolo, in risposta al mio. Su una cosa siamo d’accordo: la perfezione del funzionamento dei sistemi molto complessi (come i sistemi sociali e politici) è impossibile. Lo ha detto lei e lo avevo scritto io.

    Sul sistema politico svizzero (che comunque è di certo il più democratico e tra i più efficienti del pianeta, molti indicatori sociali ed economici lo confermano) ho scritto un piccolo libro: ” la democrazia diretta vista da vicino” (Ed Mimesis). Nel mio articolo su WOTS mi pare di avere citato il fatto che tra i capitoli del libro ce ne e’ uno dal titolo: “I limiti della democrazia diretta in Svizzera e negli altri paesi”. In quel capitolo (come anche nelle conferenze che tengo ormai regolarmente sul tema) menziono alcune delle critiche possibili e che sintetizzo qui per punti:

    1 – Il sistema del finanziamento delle iniziative popolari non solo non è ugualitario o democratico, ma non è nemmeno trasparente (a differenza che in California).
    2 – i partiti si sono impadroniti dello strumento e lo usano in modo improprio: per farsi propaganda elettorale e stimolando populismo e superficialità.Occorrerebbe impedire a partiti, oltretutto già ben rappresentati in organi legislativi ed esecutivi, di occupare lo spazio che dovrebbe essere riservato alle iniziative di chi in quegli organi non è presente: i cittadini.
    3 – i media sono strumenti privati, utilizzati dalle lobby per fare pressione. Esiste, à vero, il libretto delle votazioni, ma servirebbe anche una regolamentazione nel campo della informazione.

    Su questi punti forse Cristina à d’accordo, e non so se lo sia anche su un altro punto da me elencato nel mio libro ma che non mi pare compaia nel suo commento, pur essendo forse il più grave (e sul quale si sta lavorando per risolverlo):

    4 – non esiste in Svizzera una Corte Costituzionale e quindi manca un organo neutrale (tecnico e non politico) per decidere sulla “ricevibilità” delle iniziative popolari. Questo difetto non esisterebbe in Italia ma se ne sente pesantemente la mancanza in Svizzera. (Nel mio libro cito un aneddoto curioso, in proposito).

    Fatte queste precisazioni, e se si è d’accordo nel ritenere che un sistema politico non sara’ mai perfetto il problema che noi cittadini ci dobbiamo porre e’: “Come migliorarlo”? Ed è su questo che dissento profondamente dall’impostazione data da Cristina al suo commento. Non solo mancano completamente indicazioni in questo senso o l’accenno (almeno quello) a volerle cercare, ma addirittura Cristina aggiunge indicazioni e considerazioni che spingono proprio nella direzione diametralmente opposta: decisamente contro ed anti-democratica. Qualche esempio? Cristina afferma: “di questo ‘popolo’, che grazie alla democrazia diretta ha sempre l’ultima parola, io, … , non mi fido”. C’e’ da domandarsi se Cristina si ritenga “democratica”. Afferma di non esserlo … Intendiamoci: i cittadini sbagliano eccome! E poi le lobby in Svizzera esistono eccome!

    Però la lotta in corso a livello planetario e’: più democrazia e migliore o meno democrazia?
    In Svizzera come in altri paesi del mondo, tra cui manifestamente in questo periodo in Italia, assistiamo alla lotta accanita delle lobby che combattono con tutte le loro forze e strumenti (purtroppo potenti) per poter concentrare il potere in “poche mani sicure”. Infatti se e quando il potere fosse più concentrato (come Renzi sta cercando di fare in Italia) il “rischio di non ritorno su investimento” per le lobby sarebbe molto minore che non quando invece le decisioni le prende “questo popolo” di cui non si fidano ne’ le lobby né Cristina.

    Occorrerebbe concentrare il potere un poche mani, perbacco! Quello assicurerebbe “investimenti meno rischiosi”. Infatti Il pianeta intero assiste allo sforzo della JP Morgan (la “finanziaria” americana celebre per avere patteggiato 13 miliardi di dollari per frodi finanziarie) ed altri potentati per denigrare la democrazia stessa, a partire dai problemi che questa indubbiamente ha, e (come un documento della JP Morgan dichiara apertamente) : “eliminare la costituzioni antifasciste” le quali “presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; ” .

    Forse Cristina non se ne rende conto (presumo che lei immagini di essere di spirito democratico, nonostante che del popolo non si fidi … ), ma purtroppo il suo commento cade oggettivamente nel tornaconto del “lobbismo planetario” che infatti mira apertamente e smaccatamente (anche in Svizzera, ed ancor più in Italia) alla concentrazione del potere e pertanto vede la democrazia in generale e quella diretta ancor di più come il fumo negli occhi. Non come un punto di partenza da migliorare.

    Infatti Cristina dichiara: ” Quello che vorrei sono dei politici con una visione”. Una bella oligarchia, insomma. Intendiamoci: Cristina vuole una oligarchia, ma che sia degli “intelligenti”! Cristina pare non doversi porre la domanda: “come selezionare gli intelligenti?”. (Purtroppo à moto facile confonderli con i furbi …). E nemmeno Cristina si pone la domanda: “Da dove gli intelligenti dovrebbero o potrebbero dedurre o maturare una ‘visione’?”. E nemmeno si domanda perché mai dovrebbero farlo.

    Insomma, Cristina (pur se credo inconsciamente) aspira proprio quello per il quale si sta dando da fare la finanza mondiale. E’ in corso la battaglia per ridurre le forme di democrazia, nel mondo intero e soprattutto in Italia. Cristina si schiera con la JP Morgan: “torniamo un po’ indietro con questa democrazia …: del popolo non c’e’ da fidarsi …”.

    Cara Cristina, spero mi perdonerai (per le scuse mi permetto di passare al tu) se ho portato avanti la discussione e la riflessione andando leggermente oltre a quello che tu hai detto, ma ti faccio notare che le mie deduzioni, a partire da quello che hai detto, purtroppo sono coerenti. Sarebbe bellissimo se si potesse proseguire la discussione, magari qui a Le Locle! Mi farebbe un infinito piacere (a proposito: tu dove ti trovi?).

    Grazie a tutti (se siete arrivati fin qui) per la pazienza nel leggere.

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