Vio.Me. Fabbrica recuperata nella Grecia dell’austerità

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«La Grecia è un microcosmo della lotta di classe contemporanea». Questa l’estrema sintesi di Lefteris Kretsos, ricercatore dell’Università di Greenwich, autore dell’articolo The Wind of Austerity in the Sails of Radicalism e successivamente membro di Syriza. Una lotta di classe inedita, dove le classi stesse sembrano sempre più creature informi in costante movimento e ridefinizione. O piuttosto in cerca di una nuova definizione che sia finalmente efficace e rappresentativa, che possa ridare forza a quella contro-pressione verso l’alto che per decenni ha impedito di venire schiacciati quaggiù, in basso.

E proprio nella Grecia odierna, strozzata e anestetizzata da politiche neoliberali aggressive come mai prima nella storia dell’Europa Unita, si scorgono lampi di luce sul fronte della resistenza. Perché al punto in cui si è arrivati in Grecia, la scelta rimane una sola: o si lotta, o si lotta.

Gli operai di Vio.Me., una fabbrica di materiali da costruzione di Salonicco abbandonata dall’azienda madre, la Philkeram, all’apice della crisi nel maggio 2011, hanno deciso di lottare costruendo e rendendo infine possibile un’alternativa. Si sono strutturati come collettivo, hanno occupato la fabbrica e ripreso autonomamente la produzione. Da più di due anni continuano la loro tenace resistenza nonostante minacce di liquidazione e aste per mettere in vendita i terreni su cui giacciono gli impianti della loro fabbrica.

In molti tra i sostenitori di un alternativa sociale all’economia neoliberale si sono attivati e hanno dato il loro sostegno alla Vio.Me. occupata, tra cui David Harvey, Naomi Klein e il ricercatore e attivista italo-tedesco Dario Azzellini autore del documentario sugli operai della Vio.Me. “Occupy, Resist, Produce”

L’appoggio da parte di Syriza promesso durante la campagna elettorale, invece, non si è mai tramutato in uno scudo per proteggere i lavoratori di Salonicco. Il partito di Alexis Tsipras, dopo la scissione interna a seguito del referendum del luglio 2015, sta battendo una linea decisamente più moderata e conciliante nei confronti dell’Europa elitaria e lobbista che ha avvallato e infine imposto senza se e senza ma i piani di aggiustamento strutturale (o “austerità”) alla popolazione greca. Dove e se questa linea porterà a qualche cambiamento, lo scopriremo solo nei prossimi anni.

Il KKE, Partito Comunista Greco, ha d’altra parte deciso di schierarsi più apertamente con gli operai della Vio.Me., dando però adito a incomprensioni per la sua decisione di sostenere la lotta operaia in toto, vale a dire, non appoggiando solamente gli operai che hanno scelto di formare un collettivo, di occupare e di far ripartire la produzione, ma anche quelli che non hanno voluto prendere parte all’iniziativa.

Poco meno di due anni fa, in un suo articolo pubblicato su WOTS Magazine, Irene Bertana si chiedeva se l’esperienza sudamericana di recupero autogestione delle imprese fallite potesse essere da esempio anche per l’Europa. La lotta dei lavoratori argentini durante e a seguito della terribile crisi del 2001 ha lasciato infatti in eredità importanti insegnamenti, di cui il collettivo della Vio.Me., insieme a molti altri nell’Europa dell’austerità, sta facendo tesoro. Le empresas recuperadas argentine, come Ceramica Zanon di Nequén, raccontata dal film “Corazón de Fábrica” (Argentina, 2008), sono state il frutto migliore generato da un impegno collettivo in un contesto di feroce pressione economica sulla società, qualcosa che fino a ieri non immaginavamo neanche avrebbe potuto investire la nostra Europa.

Con il preciso intento di supportare e far conoscere la causa di Vio.Me., non solamente nel suo piccolo, ma più in generale come esempio di cosa si può e si deve fare di fronte a una crisi generata intenzionalmente dal salvataggio di istituti privati con fondi pubblici, WOTS? ha cercato un filo diretto con i lavoratori del collettivo nella breve intervista che segue.

Che appoggio avete ricevuto dai sindacati? 

I sindacati ufficiali burocratici purtroppo non sono stati all’altezza della situazione e anche quando gli abbiamo chiesto di aiutarci non hanno fatto assolutamente nulla. Se non ci fosse stato il “Comitato aperto di solidarietà” (entità fondata da alcune unioni sindacali radicali ispirato dall’esperienza argentina, nda.) forse non ce l’avremmo fatta. Pensiamo che il “Comitato” ci offra una sorta di protezione quando dovremo affrontare problemi futuri.

Come si sono mossi nei vostri confronti Syriza e il KKE?

Il KKE ha avuto fin dall’inizio un atteggiamento chiaro per quanto riguarda l’autogestione: non ci ha offerto un supporto e inoltre ha approfittato di alcune pubblicazioni per rafforzare le sue argomentazioni, e questo ci ha fatto arrabbiare molto. Per quanto riguarda Syriza, mentre inizialmente si è mostrato indifferente nei nostri confronti, ha mostrato maggiore interesse quando alcune persone hanno preso in carico il nostro caso. Tanto che l’attuale primo ministro, il signor Tsipras, ha visitato in persona la fabbrica e ha promesso che quando Syriza sarebbe salito al governo, avrebbe risolto il problema della Vio.Me. Tuttavia, fino ad oggi non ha fatto ancora niente e per quanto riguarda certe questioni, Syriza si sta muovendo addirittura peggio rispetto ai governi precedenti. Fortunatamente, oltre a partiti e sindacati, ci sono molti altri gruppi e collettivi sociali e politici che ci appoggiano fin dalla riapertura della fabbrica.

Riuscirete a rivendicare terreni e salari arretrati, magari facendo causa alla Philkeram?

In una situazione meno emergenziale avremmo avuto numerose “armi” a nostra disposizione sia per rivendicare i pagamenti arretrati ed i terreni, sia per prendere nelle nostre mani il funzionamento della fabbrica in maniera legale. Tuttavia la giustizia greca è stata anch’essa martoriata dalla crisi e quindi, per ora, la situazione è abbastanza incerta.

Quanti furono licenziati prima del 2011 e quanti siete oggi e come vi organizzate?  

Prima del fallimento su un totale di 70 operai c’erano state circa 8 risoluzioni di contratto e 2 licenziamenti. Oggi i membri del collettivo di autoproduzione sono 21. Rispetto all’organizzazione interna, come nel passato, stiamo operando con regole di base condivise. Ma oggi lo facciamo attraverso forme di democrazia diretta, organizzando riunioni e prendendo decisioni in maniera orizzontale.

Come distribuite i vostri prodotti e come gestite produzione e profitti?

Beh, in qualche modo, ci stiamo riuscendo. Abbiamo istituito reti cinematiche che progressivamente stano aumentando gli ordini, sempre con l’aiuto di procedure cinematiche. I mezzi sono vecchi ma ben tenuti e fino ad ora soddisfano le nostre esigenze! Per quanto riguarda la distribuzione dei profitti, il 35% va per le nostre compensazioni di solidarietà, il 60% per il reinvestimento e il 5% come fondo di riserva. Questo deriva dalla decisione che abbiamo preso durante la nostra riunione sulla gestione degli investimenti.

Quali sono i progetti per il futuro? 

Abbiamo intenzione di mantenere la fabbrica finché noi che abbiamo iniziato lo sforzo di mantenerla in vita avremo finito il nostro incarico. Ovviamente vorremmo che altre persone che cominciano a far parte di questo progetto, e che sono molto più giovani, continuassero con il nostro tentativo. Insomma, l’idea è di farla funzionare “per sempre”!

Vi siete ispirati ad altre esperienze simili alla vostra?  

Dalla Halyvourgiki (azienda metallurgica ateniese, nda.), ad esempio, ciò che abbiamo cercato di imitare è la persistenza nella lotta. Dai colleghi argentini di Ceramica Zanon abbiamo imparato tanto, grazie alla loro formidabile esperienza, e siamo giunti alla conclusione che certamente il capitale è ovunque lo stesso, ma lo è anche la classe operaia! Inoltre, i nostri colleghi d’oltreoceano ci hanno dato alcuni consigli per evitare problemi che loro hanno già affrontato più di un decennio fa.

Ci avete invitato a contribuire alla vostra raccolta fondi. A cosa servirà?  

Una parte verrà utilizzata per agli oneri legali che eventualmente dovremmo affrontare, un’altra parte invece ci serve per finanziare la produzione. Ci darete una mano?

Gli operai della Vio.Me.
Gli operai della Vio.Me.

Intervista tradotta da Chrysafina Geronta. La redazione di WOTS invita le sue lettrici a sostenere attivamente la lotta degli operai Vio.Me. con una donazione. Dona ora!

Laureato in Scienze Internazionali all'Università di Torino e al Master in Cooperation and Development dello IUSS Pavia, è appassionato di storia e politica dell'Africa. Ha lavorato con l'ONG padovana Karibu Afrika, con la FAO e con altre organizzazioni, principalmente in Italia e in Kenya. Attualmente è PhD Candidate alla De Montfort University di Leicester, dove si interessa di economia dello sviluppo, in particolare degli effetti dell'austerity in Europa e America Latina, degli aiuti condizionati ai paesi in via di sviluppo, della capacità della società civile organizzata di diventare resistente contro la povertà, la disoccupazione e le crisi economico-finanziarie.

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