Call for contributions: “Crisi al confine o confine in crisi?”

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Il confine è da sempre uno spazio complesso, poroso, permeabile e mutevole in cui una molteplicità di attori interagisce e lo trasforma, attribuendogli significati simbolici a seconda della propria percezione. Nel discorso politico e nel senso comune del cittadino europeo, il confine è diventato l’elemento retorico di tutte le crisi. Oltre a essere il luogo simbolico dell’esercizio dell’egemonia statale, il confine è anche la reificazione dei processi di inclusione ed esclusione dalla comunità, del pietismo di stato, della memoria, della criminalizzazione dell’altro, e dell’umanitarismo. Migranti economici, ‘clandestini’, richiedenti asilo, rifugiati, cittad​ini europei, cittadini di stati terzi, minoranze etniche o religiose: l’idea di confine contribuisce a creare o ridefinire le categorie con cui pensiamo l’Altro, producendo gruppi di persone che diventano oggetto di protezione, di compassione, o economicamente meritevoli di accoglienza (ad esempio, gli espatriati altamente specializzati). D’altra parte, questa classificazione relega altre categorie al rango di indesiderati (i ‘clandestini’, i migranti economici, i ‘falsi rifugiati’), producendo la loro esclusione dai diritti sociali, politici ed economici.

La ‘crisi siriana’ degli ultimi mesi, con le cruciali questioni di ordine politico, morale, filosofico e antropologico che si porta dietro, è la dimostrazione lampante dell’impasse in cu​i si trovano i governi degli stati europei e i loro cittadini, ed è rivelatrice dell’incapacità di concettualizzare una politica dell’accoglienza che vada al di là della retorica umanitaria e di classificazioni arbitrarie. La maniera in cui questo fenomeno viene narrato dai mass-media, interpretato dai politici, e percepito dal senso comune, ci spinge a ripensare il significato della mobilità in Europa e nel Mediterraneo attraverso la prospettiva del confine, alla ricerca di un nuovo vocabolario concettuale che sia in grado di confutarne le interpretazioni di default.

Di cosa parliamo quando parliamo di confine? Perché gli stati aprono ‘caritatevolemente’ le loro frontiere o le sigillano come in una fortezza? Quali sono i criteri di esclusione e di inclusione dalla cittadinanza? Quali sono le premesse politiche e ideologiche, oggi, che regolano la gestione delle popolazioni in Europa e nel Mediterraneo? Quale funzione hanno i mass-media nella produzione delle crisi e nella creazione dei confini? Quali decisioni politiche vengono occultate dietro la narrativa sulla crisi e dietro i confini? In che maniera le immagini e la loro maniera di interpretarle contribuiscono a questo processo? In che modo l’attivismo e la ricerca possono formare e informare l’opinione pubblica con nuove categorie di comprensione?

Il collettivo editoriale di W​OTS? sta raccogliendo contributi di tutti coloro che siano siano interessati a partecipare a questo dibattito da prospettive disciplinari e professionali differenti: ricercatori, cooperanti, attivisti, blogger, video-makers, fotografi, giornalisti e cittadini. I contributi dovranno essere in grado di tradurre conoscenze complesse in un linguaggio semplice e fruibile al pubblico in generale, senza togliere qualità al dibattito. Le proposte (​titolo provvisorio e un abbozzo di idea) d​evono essere inviate a [email protected] non oltre il 3​0 settembre 2015.​ I contributi devono essere inviati sempre a Eleonora entro il 31 ottobre 2015

La fotografia è di Edd Carlile ed stata presa dalla pagina Facebook Budapest Seen,  creata da attivisti della società civile ungherese per documentare con immagini “la crisi dei confini” ungheresi. L’immagine è stata scattata al confine tra Serbia e l’Ungheria il 14 settembre 2015, prima che il confine venisse chiuso. 

Puoi scaricare il testo della call for contributions in pdf a questo link. La nostra linea editoriale la trovi qui.

Ha studiato Scienze Politiche tra l’università Federico II di Napoli e l’Institut d’Etudes Politiques di Lione. Si è specializzata in Scienze Internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ha frequentato un master in Legislazione Ambientale all’Università di Siena e ha concluso il dottorato di ricerca in Geografia delle Migrazioni presso il centro di ricerca Migrinter/CNRS di Poitiers. Fa parte del gruppo di ricerca internazionale COST “Action for Climate Change” e collabora con i centri Telemme/CNRS di Aix en Provence sul progetto “Mobil hom(m)es” e con l’IOM per il progetto “Migration, Environment & Climate Change: Evidence for Policy”. È membro del direttivo del “Festival del Cinema dei Diritti Umani” di Napoli. I suoi interessi di ricerca si focalizzano principalmente su interazioni uomo-ambiente, con un’attenzione specifica alla gestione dei disastri naturali e dei profughi ambientali.

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