Anche i minori hanno il diritto di lavorare?

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I movimenti dei bambini lavoratori sono organizzazioni autogestite che stanno crescendo velocemente in molti paesi dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia e che chiedono ai propri governi di essere considerati lavoratori al pari degli altri e di avere gli stessi diritti di tutti quelli che, come loro, contribuiscono al sistema economico: un sistema che spesso utilizza la loro manodopera a basso costo senza garantire nessun tipo di protezione sociale.

Si tratta di bambini e adolescenti, di un’età compresa tra i 10 e i 18 anni, che reclamano il diritto ad un lavoro dignitoso, profondamente consapevoli del contesto in cui vivono, delle complesse dinamiche che regolano l’economia mondiale e dell’importanza del loro contributo all’economia e alla società. Secondo i dati del 2013 forniti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite esistono circa 168  milioni di bambini lavoratori (anche se molte organizzazioni sostengono che il numero sia più alto) e il loro contributo all’economia globale è da considerarsi rilevante.

I movimenti dei bambini lavoratori

In America Latina, questi movimenti sono chiamati NNats (acronimo di Niños, niñas y Adolescentes Trabajadores) e stanno sviluppando un’idea di lavoro minorile diversa: oltre a dare la possibilità di contribuire al sostentamento delle famiglie in difficoltà, i NNats sostengono che il lavoro minorile – se svolto in condizioni sane, protette, giuste, adeguate all’età e conciliabili con tutti i bisogni e le loro esigenze naturali – può anche essere considerato come un’opportunità di crescita, formazione e condivisione. Deve essere sempre affiancato, per esempio, a un percorso scolastico.

I movimenti dei NNats sono organizzazioni autogestite da bambini e adolescenti e sono basate sull’organizzazione e la rappresentazione democratica. Tutte le decisioni, le proposte, le attività, le denunce e le lotte contro lo sfruttamento e la schiavitù, vengono gestite direttamente dai bambini e dagli adolescenti che si organizzano e si attivano per cambiare positivamente le realtà in cui vivono. Si tratta di organizzazioni nelle quali i bambini, accompagnati da educatori adulti che svolgono una funzione di facilitatori, operano a più livelli direttamente sul territorio in difesa dei loro diritti.

L’esperienza è nata in Perù nel 1976 e in seguito si è estesa in quasi tutti i paesi dell’America Latina, in diversi paesi dell’Africa, in India e altri paesi asiatici. Lo scopo di queste organizzazioni è di lottare contro ogni forma di sfruttamento economico dei minori ma anche di opporsi all’abolizione indiscriminata del lavoro infantile quando non tiene conto della necessità di molti bambini nel mondo di aiutare le proprie famiglie con un lavoro adatto allapropria età, o in alcuni casi, di mantenersi da soli anche se in giovane età.

Questi movimenti hanno iniziato a far sentire la loro voce anche di fronte alle principali istituzioni internazionali diventando portavoce di nuove esperienze di protagonismo, troppo spesso poco conosciute e rappresentano un esempio di partecipazione positiva dei ragazzi. Nonostante questo, a livello internazionale il tema del lavoro minorile è un argomento ancora fortemente dibattuto e a volte strumentalizzato, su cui difficilmente si aprono spazi per fare le debite analisi, chiarezze e distinzioni, ma soprattutto non viene quasi mai dato spazio alle richieste dei protagonisti grazie al supporto di EuropaNNats, una rete europea che cerca di creare uno spazio di dibattito e visibilità alle problematiche dei rappresentanti di questi movimenti in Europa. Negli ultimi mesi questo tema ha avuto uno spazio di dibattito all’interno delle sessioni del Comitato per lo Sviluppo del Parlamento Europeo nel gennaio 2015 (DEVE/8/02496).

L’esperienza boliviana al Parlamento Europeo

In questa sede è stata presentata l’esperienza della Bolivia, dove con la legge 548/2014 è stata ridotta l’età minima di impiego a 10 anni per i lavoratori autonomi e a 12 per quelli dipendenti. Finora tutti i paesi avevano adeguato le loro legislazioni nazionali alla convenzione 138 del 1973 dell’ILO ratificata da 161 stati, che stabilisce la soglia di età minima a 14 anni.

La nuova legge boliviana parte dal presupposto che tutti i bambini lavoratori abbiano diritto a una protezione da parte dello stato, il quale si impegna a lottare contro lo sfruttamento economico, assicurare una giusta protezione nei lavori considerati a rischio e garantire i diritti fondamentali come educazione e salute. Questa legge è il risultato di una dura battaglia da parte del movimento dei bambini lavoratori boliviani (UNASBO – Unión de Niños y Adolescentes Trabajadores de Bolivia) e delle defensorias che li sostengono.

Durante il dibattito tenutosi recentemente presso il Parlamento Europeo sono emerse le diverse posizioni a riguardo da parte di organizzazioni internazionali e istituzioni. Da un lato, l’obiettivo dell’UNICEF rimane quello di eradicare il lavoro infantile, che viene considerato quasi sempre “pericoloso al benessere fisico, mentale e morale del bambino”; dall’altro invece, la Commissione Europea pone principalmente l’attenzione sulla necessità di fare una distinzione tra i mestieri che sono da considerarsi estremamente pericolosi alla salute e alla crescita del bambino, quali il lavoro agricolo o l’estrazione di materie prime, e quelli che invece non lo sono. Ciò che è emerso da dibattito tenutosi a Bruxelles è che esiste un protagonismo giovanile in forte crescita, che sta lavorando duramente per conquistare visibilità e riconoscimento dei propri diritti all’interno delle proprie legislazioni nazionali.

Per raggiungere i loro obiettivi, i movimenti dei bambini lavoratori devono necessariamente confrontarsi con quelle stesse convenzioni internazionali che sono state approvate per garantire la loro protezione ma che oggi possono rappresentare un limite per quei i lavoratori minori di 14 anni, spesso costretti a contribuire al sostentamento delle proprie famiglie nonostante la legislazione lo proibisca, e che per questo motivo non possono godere di alcun tipo di protezione.

Nella maggior parte dei paesi con un indice di povertà molto alto, come la Bolivia in cui tra il 50 e 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, l’eradicazione del lavoro minorile rappresenta realisticamente un obiettivo ancora lontano. Si tratta di un fenomeno fortemente legato allo sviluppo economico e sociale: ciò significa che la strada da percorrere è ancora lunga per quei paesi in cui i governi stanno lavorando duramente per il miglioramento delle condizioni dei propri cittadini, come la Bolivia, ma lo è ancora di più per quelli che si trovano in situazioni di conflitto e di instabilità politica.

Per questo motivo i movimenti dei NNats chiedono alle istituzioni internazionali che il loro contributo non sia criminalizzato a priori con l’obiettivo di lottare contro lo sfruttamento infantile, ma di essere riconosciuti e protetti come legittimi lavoratori oggi, perché è oggi che hanno bisogno di essere sostenuti e di godere dei propri diritti.

Solo grazie a questo processo di riconoscimento e al lavoro congiunto di società civile, organizzazioni internazionali e istituzioni pubbliche, i NNats possano raggiungere i loro obbiettivi primari, quali l’eliminazione dello sfruttamento e della schiavitù infantile, una protezione sociale adeguata e l’accesso all’educazione e alla salute per tutte e per tutti.

Laureata in Antropologia Culturale a Torino, ha focalizzato i propri studi sull'area latinoamericana, concludendo con una tesi di ricerca sul campo in Bolivia presso le popolazioni indigene Moseten. In Italia ha lavorato principalmente in progetti di sviluppo locale a favore dell'integrazione per cittadini stranieri, sul tema della tratta delle donne per la Provincia di Torino e del Consumo Consapevole per la Regione Piemonte. Ha lavorato nel settore della Cooperazione Internazionale soprattutto in Nicaragua, sia in progetti urbani che in zone rurali, occupandosi anche della sistematizzazione dei progetti mediante il nuovo metodo di valutazione Rei-F (revision de experiencias con miras a futuro). A Bruxelles, dopo aver conseguito un Master in Diritti Umani, ha lavorato per una rete di ONG che promuove la protezione dei diritti umani in Centroamerica da parte delle istituzioni europee, occupandosi anche della campagna contro la violenza sulle donne del Parlamento Europeo. Attualmente collabora come volontaria per EuropaNNats (a favore dei movimenti dei bambini lavoratori), fa la mamma ed è alla ricerca d un nuovo impiego.

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