La società civile denuncia la Banca Mondiale su terra e povertà

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Organizzazioni contadine, gruppi indigeni, unioni sindacali ed altre organizzazioni della società civile, sotto raggruppate nella campagna Our Land, Our Business, richiamano l’attenzione sull’ipocrisia della conferenza annuale della Banca Mondiale su Terra e Povertà. Ogni primavera negli ultimi quindici anni la Banca Mondiale ha organizzato la “Conferenza sulla Terra e la povertà” che mette insieme gruppi di corporazioni, governi e società civile. Lo scopo ufficiale è quello di “migliorare la governance sulla gestione fondiaria”. Mentre la 16° conferenza avrà luogo a Washington DC dal 23 al 27 Marzo, centinaia di organizzazioni della società civile stanno denunciando le implicazioni della Banca Mondiale nell’accaparramento di terra globale (land grab) così come la sua leadership ambigua su questioni legate alla terra.“La grande questione è quali interessi la Banca Mondiale difende, e di chi. Mentre si spendono grosse quantità di tempo e denaro per dipingersi come il campione dei poveri, la Banca ha una serie di pratiche e politiche che rivelano tutt’altra verità”, dice Anuradha Mittal dell’Oakland Institute. Mittal punta il dito sull’ipocrisia dei crediti della Banca nell’interesse”nell’accesso sicuro alla terra per i contadini”, mettendo in luce come in tutto il mondo le comunità locali devono affrontare  sgomberi dalle loro terre e subiscano la violazione di diritti umani legati a progetti finanziati dalla stessa Banca, come documentato negli ultimi anni in Uganda, Honduras e Cambogia. Solo l’anno scorso la Banca ha messo a disposizione 350 milioni di dollari per coprire i rischi di investimenti fatti dal Silverlands Fund, un fondo privato già accusato di finanziare la pratica di accaparramento delle terre.“Se si guarda a fondo di tutta una serie di contratti legati alla terra, troverete le politiche della Banca Mondiale che permettono agli investitori di promettere benefit alle comunità senza rispettare le loro promesse. Possiamo andare avanti con ogni corporazione e gruppo di investimento ma sarebbe più effettivo se la Banca la smettesse di aprire la strada a quello che è diventato un sistematico sfruttamento di  terre e persone”, dice Mittal. “Ci rifiutiamo di legittimare la Banca Mondiale e i suoi signori aziendali prendendo parte a questi incontri. La conferenza è solo una distrazione e un’esca per fingere un dialogano la società civile. La Banca promuove un modello occidentale di proprietà e gestione di risorse locali nella fede più cieca nelle controverse logiche di trickle down wealth e mercati spersonalizzati” ha dichiarato Alnoor Ladha di The Rules. La campagna Our Land Our Business sta cercando di mettere in discussione tanto i Rapporti Doing Business quanto i relativi servizi di consulenza. Attraverso questi servizi, la Banca usa la sua influenza politica ed economica per forzare i Paesi ad adottare riforme “business-fiendly” che creano la condizione esemplare per facilitare, alle grosse corporazioni dell’agribusiness, l’accesso alle terre ed alle risorse naturali dei Paesi via di sviluppo.L’accesso alla terra è un prerequisito per assicurare il sostentamento e la sopravvivenza a famiglie di contadini e coltivatori che attualmente producono più dell’80% del cibo e del bestiame sulla maggior parte delle terre in Asia ed in Africa sub-Sahariana. “Questa situazione è minacciata dalla visione che la Banca Mondiale ha della terra come di un mercato aperto e dalle sue agenzie che permettono alle corporazioni lo sfruttamento delle risorse naturali. E’ giunto il momento di spostare i ridurre il potere dei cosiddetti banchieri “dello sviluppo”, e di redistribuirlo in favore della maggioranza mondiale,”dice Alnoor Ladha.Per maggiori informazioni, è possibile consultare la pagina Stop #landrights Fraud, la dichiarazione condivisa e la pagina Thunderclap.

Joint PhD Student Human Geography (University of Padova); Social & Cultural Anthropology (Vrije Universiteit Amsterdam). Master of Art in International Relations (University of Torino). Membro del Centro Interdipartimentale di Studi sull’Africa Occidentale (CISAO). Si occupa di sviluppo locale e sistemi agroalimentari con particolare attenzione alla pianificazione e valorizzazione dei territori rurali e gestione delle risorse. Le sue aree geografiche di interesse primario sono l'Africa Saheliana e la Cina con particolare attenzione a temi quali l’accaparramento di terre e i flussi migratori ed economici tra Cina e Africa.

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