Siamo qui! Una docu-fiction sul ricongiungimento familiare

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Milano è la provincia italiana maggiormente interessata dal fenomeno del ricongiungimento famigliare, con il 10% dei cittadini stranieri residenti con permessi per motivi familiari in Italia (dati ISTAT 2011). Delle circa 2.500 richieste accolte dalla prefettura del Comune di Milano durante l’ultimo semestre del 2013, quasi la metà riguarda minorenni, il 70% dei quali in età di obbligo scolastico. Osservare il fenomeno migratorio attraverso il ricongiungimento familiare ci permette di entrare nell’intimità di quelle persone che questo percorso l’hanno vissuto sulla propria pelle. A partire da questa considerazione, Codici Onlus e Comin Onlus hanno iniziato un percorso di consultazione che tra febbraio e giugno 2014 ha coinvolto 10 ragazzi stranieri che vivono a Milano e che hanno vissuto l’esperienza della migrazione attraverso il ricongiungimento familiare. Il prodotto principale di questo progetto, intitolato Siamo qui!, è una docu-fiction in capitoli, realizzata dal regista Luca Mariani, attraverso cui si vuole raccontare il nuovo inizio vissuto dai giovani ricongiunti.

Dieci narrazioni

I ragazzi e le ragazze che vivono il ricongiungimento familiare passano attraverso un’esperienza trasformativa che cambia a 360° i loro orizzonti: una nuova lingua, una nuova città, nuove scuole, nuovi amici e nuovi percorsi familiari, sono gli aspetti più evidenti di questa trasformazione. La necessità di doversi adattare a un nuovo contesto di vita nel giro di pochi mesi può provocare fatiche e sofferenze personali, ma li dota anche di abilità sociali uniche, a cui vanno aggiunte le abilità pratiche acquisite prima e durante questa transizione.

C’è chi è arrivato nemmeno un anno fa dalla Repubblica Dominicana sognando di frequentare l’università e si è trovato invece a doversi iscrivere nuovamente alle superiori, magari al terzo anno, ridimensionando le proprie aspettative di formazione. Chi invece è di origine peruviana ed è arrivata da piccolina a Milano, dove ha trascorso quasi tutta la sua vita, sentendosi in difficoltà come straniera e che ora sostiene la propria famiglia, che ancora non riesce a sentirsi a casa. C’è chi è arrivato dal Bangladesh 4 anni fa, ed è riconoscente nei confronti di quelle persone che hanno aiutato suo padre con i documenti e che hanno reso possibile la sua scolarizzazione. C’è chi in Marocco aspettava ogni anno il ritorno del padre, che si fermava per un mese e con sé portava regali e sogni di cambiamento, e a quindici anni l’ha raggiunto con tutto il resto della famiglia, riuscendo a imparare in fretta come destreggiarsi nella città nonostante il clima, la lingua e tutta la diversità che c’è tra un piccolo paese e una grossa metropoli. C’è chi è arrivato in piena pre-adolescenza e racconta di quanto sia cambiato il suo carattere nel processo di migrazione: in Ecuador era un ragazzino felice ed estroverso, a Milano si è dovuto confrontare con un lato della sua personalità che non conosceva. C’è chi ha raccontato con dolce sofferenza i suoi primi anni in Italia, quando il cambio di vita era quasi insopportabile, e il mito del ritorno non le permetteva proiettare il suo futuro in Italia. C’è chi invece vuole provare a tornare ma non sa ancora come andrà e si vede sia di qui sia di là: l’Egitto e l’Italia sono le sue due cittadinanze e non vuole rinunciare a sognare il proprio futuro nella maniera più bella e complessa possibile. C’è chi ha scelto di tornare perché la vita in Italia non combaciava con le sue aspettative, e affetti lasciati in Ecuador avevano radici troppo forti

Aprire i cassetti

Mettendo insieme queste e le storie degli altri partecipanti ne emerge un mosaico delicato e prezioso, costruito per altri ragazzi e altre ragazze che stanno vivendo la dura fase dei primi mesi di ricongiungimento, ma anche per coloro che non ha vissuto la migrazione, ma si sono imbattuti in esperienze altrettanto trasformative. Ascoltare i loro motivi, i loro conflitti, le loro speranze, i loro sogni, forse ci permetterà di identificarci con loro. Quando la narrazione da individuale si fa collettiva, quei cassetti che si pensava dovessero rimanere chiusi per sempre, finalmente si aprono. La visione diventa condivisione: quei ricordi faticosi e sofferti si possono recuperare e condividere, senza cancellarne la potenza.

Questo percorso è inserito all’interno del più ampio progetto “Siamo qui. Minori migranti dal ricongiungimento a percorsi integrati di cittadinanza sul territorio” che coinvolge Soleterre Onlus, Comin  Onlus, Terrenuove Onlus, Centro Paolo Alberto Del Bue, Codici Onlus e Comune di Milano (Settore Servizi per l’Inclusione Sociale e l’Immigrazione) come partner. Il progetto é cofinanziato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno nell’ambito dei Fondi Europei per l’Integrazione di Cittadini di Paesi Terzi 2012.

Ha studiato Scienze Politiche Internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ha un Master in Migrazioni Internazionali e Relazioni Interculturali ottenuto presso l’Università di Osnabrück (Germania). In Spagna ha lavorato come project designer e ricercatore per il Taller ACSA. Attualmente è collaboratore del gruppo di ricerca EMIGRA, studente di dottorato presso il Dipartimento di Antropologia Sociale e Culturale dell’Università Autonoma di Barcellona, e ricercatore Marie Curie presso il Center for Policy Studies della Central European University (Budapest).

Diritti e cittadinanze

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