Quello che non sapevo di Cuba. Una voce dal popolo che vive la rivoluzione

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“La storia la scrivono i vincitori, e questo si sa, quello che non si sa è che scrivono solo la metà della storia. E se fossero anche le vincitrici a raccontarla? Semplicemente sapremmo veramente cosa è accaduto. E sapremmo che le armi sono senza dubbio la parte più infima della rivoluzione, certo non la sua essenza. L’essenza della rivoluzione ha un’anima femminile, discreta e clandestina, eppure combattiva ed integra a tal punto da lottare solo per degli ideali e non fermarsi a raccogliere la gloria. Allora c’è una storia segreta sulla Rivoluzione Cubana che quasi nessuno racconta, né scrive sui muri dell’Avana insieme agli altri slogan, una storia alla quale nessuno ha dedicato piazze o statue; eppure nessuno l’ha dimenticata e ancora pulsa di vita e alimenta passato e presente: silenziosa, invisibile ed imprescindibile, è il cuore nascosto della Rivoluzione” (Melania Siriu).

Erano i primi di Giugno del 1849 quando il Gen. Narciso López de Uriola di origini Venezuelane e residente in via Howard N°39, località Broadway, New York, concepì l’idea di disegnare una bandiera per i propositi  del suo movimento separatista. Quella che diventerà la bandiera di Cuba, conosciuta come la “Bandiera della stella solitaria” dovrà attraversare l’oceano Atlantico e molte peripezie prima di giungere nell’isola del Caribe dove fu adottata l’11 di aprile del 1869.

Bandiera Cubana esposta al museo della rivoluzione all'Avana.
Bandiera Cubana esposta al museo della rivoluzione all’Avana.

Questa bandiera fu fin da subito un simbolo di lealtà e onore, l’ispirazione  della lotta per l’indipendenza dal dominio spagnolo: il triangolo rosso a significare il sangue versato dai cubani, le tre strisce azzurre in rappresentanza delle tre regioni nelle quali era diviso  anticamente il Paese (oriente,centro e occidente), e le due strisce bianche come simbolo della purezza degli ideali indipendentisti. Sotto questa bandiera hanno combattuto persone rese immortali dalla storia ma sopratutto ha combattuto il popolo di Cuba, che da quel 10 Ottobre 1868 (data di inizio della prima guerra di indipendenza) non smette di rendere onore ai padri della Patria. Combatte il popolo di Cuba, non più con fucili Remington o con machete, non più nelle campagne del Camagüey contro gli spagnoli e neanche nella Sierra contro l’esercito del Presidente filostatunitense Fulgencio Batista: ora combatte contro la scarsità di viveri, contro  un sistema economico interno arretrato e schiacciato dall’embargo degli Stati Uniti d’America. Quello che non si  conosce di Cuba si ascolta dalla vivavoce dei cubani, da chi, figlio di generazioni di ribelli e patrioti, vive ogni giorno la rivoluzione di Castro sulla propria pelle e ne conosce le virtù e i coni d’ombra.

A seguire un’intervista scritta, concessa giovedì 29 maggio da Eduardo del Castillo Diaz, un  cittadino della Cuba rivoluzionaria  che vive all’Avana e che ha deciso di condividere il privilegio di poter testimoniare la Storia.

Salve Eduardo, grazie per aver accettato  di concedere il suo tempo ed i suoi ricordi ai lettori  di WOTS. Per prima cosa avrei bisogno che si presentasse.

Mi chiamo Eduardo del Castillo Diaz, architetto di 72 anni, ora in pensione. Sono membro dell’UNAICC (Unione Nazionale Architetti e Ingegneri della Costruzione, di Cuba). Discendo da una famiglia di patrioti, liberatori, martiri e rivoluzionari, uno su  tutti, Enrique Loynaz del Castillo,  Gen. della guerra d’indipendenza del 1895. In  gioventù feci parte per diversi anni delle  file della DAFAR ( Difesa Antiaerea Forza Armata Rivoluzionaria) nella base Granma e della MGR (Marina da Guerra Rivoluzionaria).  Il mio pensiero intellettuale e politico si radica in queste parole dell’Apostolo di Cuba, José Martí  “Quei padroni di casa, serviti fin dalla culla dal sangue degli schiavi che decisero di servire la causa degli schiavi, si trasformarono in padri del nostro popolo e furono travolti di giubilo celeste nel sanguinare e morire senza acqua e giaciglio per la nostra dignità di uomini”.

Quanti anni aveva nel Gennaio del 1959 quando trionfò la rivoluzione e qual è il suo ricordo più intenso di quel momento?

Avevo 16 anni, frequentavo il terzo anno del secondo corso scolastico. Sicuramente il ricordo più intenso riguarda l’euforia incontenibile che si  respirava nelle strade, automobili che suonavano il clacson, tutti festeggiavano la vittoria, che costò morti e sacrifici, coltivando la  speranza di costruire una società più giusta, prospera, partecipativa e senza discriminazioni.

Adesso che sono passati  55 anni, cosa salverebbe e cosa eliminerebbe della rivoluzione?

Non sono d’accordo con il criterio salvare\eliminare, sarebbe un errore imperdonabile e dalle conseguenze imprevedibili fare considerazioni in questi termini, considerando che molte generazioni dettero la propria vita ed il proprio sacrificio per costruire la casa Cuba. Considero che si debba potenziare il sistema economico per garantire le conquiste sociali  ottenute negli anni passati e innalzare il livello di vita, migliorare la sicurezza sociale ed il ruolo internazionale di Cuba. Mi rattrista il paternalismo, l’inefficienza della burocrazia e la crisi di valori della società cubana.

Le sembra giusto affermare che la Rivoluzione, in questo Paese, l’ha fatta e la sta ancora facendo il popolo? Se si, perché?

In tutti i tipi di movimenti l’avanguardia sorge dal popolo. Le lotte per l’emancipazione, le lotte di Indipendenza, le lotte contro governi incompetenti, corrotti, usurpatori, dittatoriali, la lotta per i diritti, per le rivendicazioni sociali, per le ingiustizie di tutti i  tipi, gli abusi di  potere, gli  esempi  di Rivoluzione e le lotte internazionaliste; sempre hanno richiesto al popolo la più grande quota di sacrifici, morti e martiri. Questo è un fatto che la storia ha dovuto e dovrà sempre considerare. Non può  esistere la costruzione di un sistema senza l’adesione e la partecipazione della maggioranza.

Partendo dalla sua esperienza, in questi  55 anni di Rivoluzione, quale pensa debba essere il ruolo che dovrà giocare la gioventù cubana nel futuro prossimo della Nazione?

Il ruolo della gioventù deve e dovrà essere quello di avanguardia, come sempre ha dimostrato di fronte alle prove che ha dovuto superare. Deve prepararsi ad assumere la responsabilità di dirigere la Nazione e deve vegliare perché si conosca il portato storico delle generazioni precedenti che offrirono la vita per la costruzione della Patria. Dovranno inoltre impegnarsi a convivere in un mondo di Pace e preservare l’ambiente naturale che ci sostiene, come umanità, e che deve essere una risorsa anche per prossime generazioni.

Eduardo del Castillo Diaz nella sua casa, L’Havana. Foto di Melania Siriu.

 

Diego Battistessa È laureato in “Scienze per la Pace: cooperazione internazionale e trasformazione dei conflitti” all'università di Pisa. Ha inoltre conseguito una specializzazione in Geopolitica alla SIOI di Roma e una specializzazione universitaria nel campo delle Scienze Sociali e Giuridiche all'università Carlos III di Madrid. Ha lavorato in diversi contesti di cooperazione internazionale in Europa, Africa, Asia e America Latina. Tra il 2013 e il 2015 ha implementato progetti delle Nazioni Unite (UNHCR) a sostegno dei rifugiati colombiani in Ecuador. Ha collaborato come esperto del settore della cooperazione internazionale con diverse università: UNIPI (Pisa, Italia), USON (Sonora, Messico), URJC (Madrid, Spagna), UPV (Valencia, Spagna) e attualmente svolge il ruolo di docente e ricercatore presso l'Istituto di studi internazionali ed europei "Francisco de Vitoria" all'Università Carlos III di Madrid. E' coordinatore accademico del Master di Azione Solidale Internazionale e inclusione sociale, membro del gruppo di ricerca universitaria "Globalizzazione, processi di integrazione e cooperazione Internazionale" e membro del gruppo di cooperazione universitaria " Solidarietà internazionale, Cultura, Diritto Internazionale Umanitario e Diritti Umani". Ha alle spalle diversi corsi di specializzazione in: comunicazione per il settore no profit, valutazione della qualità dell' aiuto umanitario e creazione/gestione dei progetti di cooperazione allo sviluppo. Dal 2017 è docente per la piattaforma italiana ONG 2.0, impresa dedicata alla formazione di cooperanti italiani. E' autore del blog sulla cooperazione e sui diritti umani “Kriptonite | Civis Mundi" e collabora a due progetti editoriali italiani di informazione indipendente.

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