Violenza sulle donne. Una mappa in cui muoversi

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Le diverse storie di violenze sulle donne, siano esse velate o appena uscite da un salone di bellezza di New York, possono avere dei tratti in comune tra di loro? Ci può essere un filo conduttore sotteso alle brutalità commesse da uomini occidentali e orientali contro le donne? E’ utopistico cercare delle soluzioni concrete al problema sempre più urgente e attuale della violenza di genere? Sebbene ogni caso di violenza andrebbe analizzato nello specifico e contestualizzato nella sua realtà geografica e sociale, l’idea di questo scritto è quella di sottolineare le similitudini tra le diverse storie di violenza avvenute in Africa, India, Cecenia ed Italia e di affrontare l’argomento ponendosi dei dubbi sui sistemi legislativi e cercando una chiave risolutiva per migliorare la condizione della donna nel nostro paese, l’ Italia.

A noi i fatti

Il 23 gennaio 2014 nell’ospedale di Chaaria nel nord del Kenya, è entrata una donna completamente sfigurata da percosse e gravi lesioni:  il problema più grave era alla mano destra, distrutta da feroci colpi di “panga”, il machete onnipresente nelle case africane. Come testimoniano molti missionari, le donne africane sono il vero motore dell’Africa nonostante le terribili realtà di povertà, malattie e violenza: le donne che ogni giorno percorrono chilometri a piedi per portare l’acqua nelle loro case, le donne che lavorano nei campi con i loro piccoli aggrappati dietro la schiena, le donne che sfidano le leggi della tribù portando le loro figlie esangui in ospedale dopo barbari rituali di infibulazione, praticati con vecchi rasoi e lame, che si tramandano di generazione in generazione.

Nel dicembre 2012, a New Delhi, in India una studentessa di ventitré anni, è stata brutalmente stuprata e da un gruppo di giovani indiani, lavoratori non specializzati e poco istruiti che in India rappresentano una larga fascia della popolazione. Quella  notte, accompagnata da un suo coetaneo, la ragazza aveva deciso di andare a vedere un film nel centro di New Delhi;  al ritorno, a causa dell’ inadeguatezza dei mezzi pubblici, era salita con il suo amico su un pulmino privato. Era una trappola. La giovane donna è stata ritrovata ore dopo, per strada, con gli sfinteri lacerati per i ripetuti stupri commessi da sei uomini- non bestie ma uomini- e per l’inoculazione in vagina e nel retto di sbarre metalliche. Nessun politico ha partecipato alle manifestazioni di rabbia che hanno scosso la popolazione indiana. La soluzione per loro è stata quella di dare la colpa alle donne, vestite in modo impudico, in situazioni a rischio. Alcuni hanno attribuito le violenze al cibo spazzatura e un politico ha chiesto di abbassare l’età minima per il matrimonio. In seguito alla morte della giovane studentessa, i sei sono stati condannati alla pena capitale, la più grave prevista dalla legge indiana. Da allora a oggi le violenze sulle donne In India non sono diminuite.

In Cecenia sopravvivono tradizioni che costringono le donne a non esprimere emozioni. Le ragazze cecene vengono indottrinate a essere obbedienti, a tenere unita la famiglia, così che se una donna viene picchiata dal marito e decide di divorziare tutto il nucleo familiare le si rivolta contro.4 Fra queste usanze, ancora frequente è “ il rapimento della sposa”, il barbaro sequestro di una donna che viene segregata, per un certo periodo, da un uomo, ormai così sporca agli occhi della società, la giovane viene forzata a sposare l’aguzzino.

In Italia, la televisione, la radio, i cartelloni pubblicitari, le copertine delle principali riviste e i diversi inserti commerciali trasudano immagini di donne oggetto che mortificano e sviliscono la figura femminile. Queste rappresentazioni sviluppano e alimentano l’idea che la donna debba essere bella per compiacere l’uomo, priva di una propria consapevolezza e autonomia. Nelle farmacie del centro di Torino, ottimi osservatori sociali, dove si riuniscono donne di diversa estrazione sociale, questa realtà si respira quotidianamente: clienti vittime di diete pericolose, anoressiche e bulimiche, donne che abusano di psicofarmaci, diuretici e lassativi per non affrontare la realtà. Questa violenza psicologica potrà sembrare meno feroce di un aggressore armato di machete ma non è meno pericolosa, perché è in grado di annientare la persona, di annullare l’essere umano. Inoltre, la triste realtà delle ragazze immagine, vallette senza spessore, viste come corpi che si muovono, espropriate della propria personalità,  rischia di autorizzare e favorire gli atteggiamenti maschili di possessione e predominio della donna.

Leggendo e ascoltando queste diverse storie di violenza emergono alcuni tratti in comune. Ogni atto di abuso, di sopruso, e cattiveria commesso contro una donna nella moderna Europa o nei paesi in via di sviluppo, sia esso diretto, come uno stupro, o indiretto, come la prostituzione dell’immagine femminile, origina da un substrato comune: l’assenza di una società pronta a riconoscere e ad affrontare il problema sulla violenza di genere. Innanzitutto deve essere individuata la componente sociale, la donna si trova sola, in contesti in cui non può nemmeno immaginare di poter sporgere denuncia perché non ha la possibilità di lavorare o uscire di casa, o perché non trova nessuno che possa ascoltarla e aiutarla.

Le leggi e l’inasprimento della pena potrebbero forse contribuire a combattere il fenomeno ma, come nel caso indiano citato nei paragrafi precedenti, tramite la pena di morte non si è raggiunta una riduzione dei casi di stupro e violenza. Il lavoro che si deve svolgere non è solo legislativo,  la violenza sulle donne è un problema da affrontare nella vita quotidiana di noi singoli per creare  una società attenta e vigile, in grado di sviluppare, elaborare e applicare i valori etici dell’eguaglianza e della libertà. Per quanto l’11 ottobre 2013 il parlamento italiano abbia approvato la legge sul femminicidio, che dovrebbe accorciare i tempi processuali e rendere più severe le pene, resta cruciale avere la consapevolezza che questa legge non basti da sola ad  affrontare e risolvere il  grave e reale problema rappresentato dal disagio e dall’isolamento in cui vivono le donne vittime di violenza.

Una proposta

Una risposta concreta al problema potrebbe essere la creazione di una mappa delle associazioni già esistenti e funzionanti sul territorio, da essere distribuita nei principali presidi sanitari, come le farmacie, i consultori, gli studi dei medici di base e le ASL. Ad esempio, a Torino, l’ASL TO2, per prima in Piemonte, ha introdotto nei Pronto Soccorso degli ospedali Maria Vittoria e San Giovanni Bosco uno specifico codice rosa per le donne vittime di aggressioni;  un’equipe anti violenza composta da diversi specialisti, come ginecologi, pediatri, medici d’urgenza, infermieri e assistenti sociali; nell’intero anno 2012 su 182 casi si sono registrate soprattutto aggressioni da parte del marito o del convivente, in alcuni casi, oltre al maltrattamento fisico, si è assistito anche al maltrattamento con privazione del sostegno economico. Esiste, inoltre, un sito on line del Comune di Torino, in cui vengono trattate tematiche di genere, sono proposte le iniziative cittadine e vi sono informazioni su enti e associazioni per le donne. Ma quante persone sono a conoscenza di questi servizi?

Di Fernando Stankuns
Foto di Fernando Stankuns

Una risposta chiara su quali siano i centri d’ascolto accreditati e su come funzionino si potrebbe ottenere dagli assessorati alle pari opportunità della propria Regione e del proprio Comune di residenza. Per essere sicuri della loro reale attività si dovrebbe, inoltre, ispezionare questi centri, incontrare il personale e in secondo luogo creare una mappa cartacea e virtuale delle varie realtà cittadine al fine di sviluppare una rete che possa garantire una pronta assistenza alle donne in difficoltà. Per iniziare, si potrebbe accorpare tutte le informazioni riguardanti i centri attivi, pubblici e privati che si occupano di violenze di genere, ma anche di disturbi alimentari, psichiatrici e tossicodipendenze. In pratica, stampare su un pannello,  in formato chiaro e preciso, in diverse lingue, le indicazioni dei centri, i servizi offerti, i costi e gli orari e i numeri da poter contattare  in caso di urgenza. Esporre il pannello all’interno delle farmacie della città, in modo da poter essere facilmente individuato, letto e compreso. E parallelamente nel tempo creare un sito on line di libera consultazione.

Perché le farmacie?

Si potrebbe partire dalle farmacie in quanto esse sono il primo presidio medico sanitario presente sul territorio, perché nelle farmacie entrano ogni giorno centinaia di persone, di ogni estrazione sociale, dalla badante all’immigrata, dalla prostituta alla donna in carriera, e ancora perché molte farmacie sono aperte tutto il giorno e tutti i giorni, ed infine, perché è molto più facile e meno impegnativo rivolgersi ad un farmacista che non ad un’altra figura sanitaria. Prima ed oltre ai mezzi legali dobbiamo preoccuparci di creare il substrato sociale di sensibilizzazione alla violenza di genere, incominciando dall’informazione e dalla partecipazione sociale, per sviluppare un humus fertile dal quale partire per riuscire a debellare questa piaga sociale. Le sole leggi, non associate ad una profonda comprensione della realtà, sono sterili, da sole non smuoveranno il problema.

Fonti e approfondimenti

  • Associazioni Volontari Missionari Cottolengo (ONLUS)
  • Gaido B. e  Bonanate M. Ad un passo da cuore –  Ed. San Paolo s.r.l., 2013.
  • Burke J. L’altra metà dell’India:  Lo stupro di gruppo del dicembre 2012 a New Delhi ha riacceso i riflettori sugli abusi contro le donne indiane. E sulle condizioni in cui vivono milioni di persone rimaste ai margini dello sviluppo – Internazionale 11/17 ottobre 2013
  • Le donne della montagna: Matrimoni forzati. Tanto lavoro. E l’assoluto divieto di esprimere emozioni. In Cecenia molte donne sono ancora vittime di tradizioni patriarcali soffocanti. Il reportage di una giornalista russa – Internazionale 18/24 ottobre 2013
  • La Stampa, Sabato 12 ottobre 2013; Pag. 15
  • Farina E. Tanti modi per dire basta alla violenza contro le donne. Farmacie comunali Torino S.P.A.- FARMACOM-anno VII- NUMERO 6-NOVEMBRE/DICEMBRE 2013
  • On the same PAGE; Mundipharma – Convegno Il dolore neuropatico: eziologia, sviluppo, deficit motori e cura. 9 Ottobre 2013, Via Nizza 224, Torino. .

Articolo di Stefania Carola Ghio. Stefania si è laureata in Farmacia all’Università degli Studi di Torino. Lavora come farmacista a Torino. E’ iscritta al Master di Secondo Livello in Farmacia Territoriale “Chiara Colombo” presso l’Università degli Studi di Torino. E’ iscritta come farmacista volontaria presso la onlus  “Associazione  Volontari  Cottolengo  Mission  Hospital Chaaria, Kenya.

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