Petrolio, denaro e verità, l’Amazzonia chiede giustizia!

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Nel primo articolo intitolato “La tenacia di un presidente con la mano sporca di petrolio” apparso su WOTS il 20  gennaio 2014, si metteva in risalto, tra le altre cose, una campagna internazionale, chiamata ” La mano sporca di Chevron”, che vede il governo dell’Ecuador ed il suo popolo, impegnati nel chiedere giustizia contro i danni causati dalle trivellazioni ed estrazioni petrolifere della multinazionale statunitense Chevron – Texaco. In questo articolo  si provvederà a delineare un quadro chiaro di quello che potrebbe essere uno delle più grandi catastrofi ambientali della storia del Pianeta.

Gli eventi risalgono al periodo intercorso tra il  1964 e il 1992 , quando Texaco , che più tardi , nel 2001 fu acquistata da Chevron,  fu responsabile dell’estrazione petrolifera in Ecuador nella provincia di Sucumbios e Orellana.  Durante questo lungo lasso di tempo, di quasi 30 anni , è stato comprovato che la società statunitense ha versato 71.000 milioni di litri di olio esausto e 64 milioni di litri di greggio in 1000 piccole fosse aperte  di 3 \ 4 metri di profondità in una zona coperta da oltre 2 milioni di ettari di Amazzonia ecuadoregna. Per dare una dimensione del disastro ecologico intervenuto, è possibile fare una comparazione con quanto accaduto nel Golfo del Messico tra il 20 aprile e il 19 Settembre 2010, quando un’esplosione sulla Deepwater Horizon, proprietà della British Petroleum, ha provocato una catastrofe ecologica. In quel caso l’incidente ha causato una fuoriuscita di 780.000 m³ di greggio mentre  nell’ Amazzonia ecuadoriana, la fuoriuscita di rifiuti tossici prodotta da  Chevron – Texaco ammonta a  68.140.000 m³, quindi  87 volte maggiore.

  •  1992 –  L’impresa statunitense Texaco lascia l’Ecuador
  • 1993 – La popolazione locale si organizza e crea il ” Fronte di Difesa dell’Amazzonia” per chiedere che vengano pagati i danni ambientali e che siano risarcite le comunità e le persone che subiscono gli effetti della contaminazione. Infatti, l’articolo 46 del contratto di estrazione firmato da Texaco e l’impresa petrolifera  statale ecuadoriana, stipulava chiaramente che la multinazionale si impegnava ad utilizzare tecnologie basate su sistemi di reintroduzione sicura degli scarti tossici nel terreno. Proprio in quel periodo la Texaco  aveva brevettato una tecnologia che diminuiva considerevolmente gli impatti negativi delle operazioni di estrazione, tecnologia  che già era in uso negli impianti degli Stati Uniti d’America. In Ecuador però, la multinazionale petrolifera decise di  non utilizzare quanto brevettato, ma bensì, continuare l’estrazione con metodi obsoleti , al fine di ottenere un miglior margine di guadagno.
  • Inoltre la Texaco  non adempì neanche agli accordi che prevedevano un impegno nella riparazione di  eventuali danni ambientali.

Il FDA “Fronte di Difesa dell’Amazzonia” inizia quindi una lotta legale contro la Texaco. Anni dopo, Rafael Correa, presidente della Repubblica dell’Ecuador e promotore della  Rivoluzione cittadina, si schiererà al fianco del FDA nella lotta legale contro Chevron – Texaco.

Immagine 2 - Una delle fosse,riempite con gli scarti dell'estrazione, siutata in piena foresta Amazzonica
Una delle fosse,riempite con gli scarti dell’estrazione, situata in piena foresta Amazzonica. Sucumbios ( Ecuador) – Foto del giornale “La Hora” – 12 ottobre 2012
  • 1993 – Negli stati Uniti d’America ha inizio un primo processo a carico della Texaco, processo che durerà 10 anni, durante i quali la multinazionale insisterà perché il procedimento legale venga trasferito in Ecuador.
  • 2001 – L’impresa statunitense Chevron, acquista la Texaco, diventando la seconda potenza petrolifera degli Stati Uniti d’America e la settima del  mondo.
  • 2002 – La corte di giustizia statunitense decide di accettare lo spostamento del procedimento legale in Ecuador e la multinazionale petrolifera Chevron – Texaco accetta di sottostare a quella che sarebbe stata la decisione della corte di  giustizia dell’Ecuador.
  • 2011  – La corte di giustizia dell’Ecuador condanna Chevron – Texaco a pagare 9,6 miliardi di dollari ed  a presentare delle scuse pubbliche entro due settimane. Se la compagnia non accetta questi termini la cifrà verrà raddoppiata.
  • 2012 – La sentenza viene ratificata e Chevron – Texaco viene condannata a pagare 19 miliardi di  dollari per non essersi pubblicamente scusata.

Le comunità direttamente interessate dal disastro ambientale sono le seguenti: (1) i coloni della provincia di Orellana y Sucumbios; gli indigeni Secoya, rappresentati dall’Organizzazione Indigena Secoya dell’Ecuador , OISE; (3) gli indigeni Cofán, rappresentati dalla Federazione Indigena della Nazionalità Cofán dell’Ecuador, FEINCE; (4) gli indigeni Siona, rappresentati dalla Federazione della Nazionalità Siona dell’Ecuador; (5) Gli indigeni Huaorani, rappresentati dall’organizzazione della nazionalità Huaorani dell’Ecuador.

Immagine 3 - Indigeni, coloni e avvocati delle zone contaminate manifestano per denunciare pubblicamente ' l'inumana ' condotta della Multinazionale del Petrolio statunitense.
Indigeni, coloni e avvocati delle zone contaminate manifestano per denunciare pubblicamente ‘ l’inumana ‘ condotta della Multinazionale del Petrolio statunitense – New York, 13 ottobre 2013 – Foto dalla pagina Facebook, La mano sucia de Chevron

Su cosa si basa la difesa di Chevron – Texaco? Chevron – Texaco sostiene, in primo luogo, che nel 1998, il governo ecuadoriano di Jamil Mahuad, firmò un documento che sollevò la compagnia da qualsiasi  futura pretesa di risarcimento dello Stato dell’Ecuador. Tuttavia, il processo legale ha avuto inizio non per volontà dello Stato dell’Ecuador, ma a seguito della mobilitazione della società civile attraverso il FDA. Quindi questa difesa pare inconsistente.

Il documento sopra citato si basa sul trattato di investimento bilaterale firmato tra USA ed Ecuador. Questo accordo bilaterale fu firmato nel 1993 ed entrò in vigore nel 1997, cioè cinque anni dopo  che Texaco si ritirò dal Paese. Pertanto, a ragion di logica, l’accordo non può essere applicato retroattivamente.

Allo stesso tempo , per giustificare al pubblico internazionale il rifiuto di pagare le riparazioni per i danni, Chevron – Texaco  ha lanciato attraverso i principali mezzi di comunicazione una campagna politica contro l’Ecuador. Attraverso pagine web e social network la compagnia petrolifera statunitense  sta diffondendo messaggi che mirano a mettere in discussione l’imparzialità del processo giudiziario, tenutosi  in Ecuador, vale la pena ricordarlo, proprio per volere della Multinazionale stessa. Sembra evidente che ci si  trovi di fronte ad una campagna diffamatoria, chiaramente politica, contro la Repubblica dell’Ecuador il cui scopo è abbastanza chiaro: da un lato, eludere il rispetto di una sentenza storica che riconosce il diritto delle comunità amazzoniche interessate, a ricevere risarcimenti per i danni causati dalla Multinazionale del petrolio, e dall’altro, fare pressione perché sia lo stesso Governo dell’Ecuador a risarcire il FDA.

Come ebbe modo di dire nel Novembre 2013 a Madrid, Ricardo Patiño, Ministro degli affari esteri dell’Ecuador: “Chevron – Texaco vuole che sia lo stesso popolo dell’Ecuador a pagare per i  terribili danni ambientali che ha prodotto in quasi 30 anni di estrazione petrolifera”.

Fonti e approfondimenti

Diego Battistessa È laureato in “Scienze per la Pace: cooperazione internazionale e trasformazione dei conflitti” all'università di Pisa. Ha inoltre conseguito una specializzazione in Geopolitica alla SIOI di Roma e una specializzazione universitaria nel campo delle Scienze Sociali e Giuridiche all'università Carlos III di Madrid. Ha lavorato in diversi contesti di cooperazione internazionale in Europa, Africa, Asia e America Latina. Tra il 2013 e il 2015 ha implementato progetti delle Nazioni Unite (UNHCR) a sostegno dei rifugiati colombiani in Ecuador. Ha collaborato come esperto del settore della cooperazione internazionale con diverse università: UNIPI (Pisa, Italia), USON (Sonora, Messico), URJC (Madrid, Spagna), UPV (Valencia, Spagna) e attualmente svolge il ruolo di docente e ricercatore presso l'Istituto di studi internazionali ed europei "Francisco de Vitoria" all'Università Carlos III di Madrid. E' coordinatore accademico del Master di Azione Solidale Internazionale e inclusione sociale, membro del gruppo di ricerca universitaria "Globalizzazione, processi di integrazione e cooperazione Internazionale" e membro del gruppo di cooperazione universitaria " Solidarietà internazionale, Cultura, Diritto Internazionale Umanitario e Diritti Umani". Ha alle spalle diversi corsi di specializzazione in: comunicazione per il settore no profit, valutazione della qualità dell' aiuto umanitario e creazione/gestione dei progetti di cooperazione allo sviluppo. Dal 2017 è docente per la piattaforma italiana ONG 2.0, impresa dedicata alla formazione di cooperanti italiani. E' autore del blog sulla cooperazione e sui diritti umani “Kriptonite | Civis Mundi" e collabora a due progetti editoriali italiani di informazione indipendente.

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