La Revolución Ciudadana dell’Ecuador

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La Rivoluzione Cittadina è un progetto partorito da una coalizione di movimenti politici e sociali capitanati da Rafael Correa e dal suo movimento Alleanza Paese che cerca di implementare l’idea del socialismo del XXI secolo, teorizzato da Heinz Dieterich Steffan, in Ecuador.

Rafael Correa nel 2012 ha conseguito la seconda vittoria elettorale ottenendo un altro mandato di 5 anni come presidente, risultato storico per l’Ecuador, Paese in cui  l’instabilità politica e di governo sono state una costante: dal 1996 al 2007 si sono succeduti ben sette Presidenti.

Il medesimo inno viene ribadito da numerose radio; a nessun ecuadoriano è permesso dimenticare o ignorare la Rivoluzione Cittadina e i suoi successi. Lo slogan “Per il popolo quello che è del popolo, perché il popolo lo conquistò, per il popolo quello che è del popolo, per il popolo, rivoluzione. Avanziamo patria” è ovunque e a caratteri cubitali.

Ma qual é la foto del Paese dopo sette anni di questa Rivoluzione e soprattutto cosa si intende per Rivoluzione? Lolo Echeverría, opinionista del Giornale ecuadoregno “El Comercio” ha pubblicato da pochi giorni una interessante riflessione su ciò che è una Rivoluzione.

 I rivoluzionari del Maggio del ’68 scrissero sul muro di Parigi “L’immaginazione al potere”, in questo modo intesero proclamare l’aspetto creativo della rivoluzioneL’immaginazione, dice Echeverría,  è la risorsa più potente disponibile per un essere umano. Secondo il senso comune, l’ immaginazione è la capacità di formare nella mente immagini o rappresentazioni di cose o persone reali o irreali. L’uomo è capace di realizzare progetti perché  può immaginare il futuro che ancora non esiste, la rivoluzione è il rifiuto del presente in nome di un futuro possibile e migliore.

I rivoluzionari che si comportano come squadre di demolizione e distruggono tutto senza sapere con cosa lo andranno ad avvicendare, sono carenti di un elemento essenziale del processo di cambiamento, la capacità di immaginare qualcosa di meglio in nome del quale rinnegare il presente. La febbre improvvisa che distrugge il passato senza saper sostituire ciò che si elimina o il meccanismo di considerare che qualcosa è nuovo solo perché cambia di nome, questo non è RIVOLUZIONE!!!.

Una buona  leadership  politica consiste nella  capacità di motivare e condurre i cittadini verso obiettivi comuni. L’Ecuador di oggi è più concentrato nell’esposizione di grandi opere tangibili e concrete per le quali si registra una esagerata copertura mediatica.

Quante scuole del millennio servono per dire che l’educazione sta cambiando? Quanti nuovi tribunali per decidere che si sta modernizzando la giustizia? E’ sufficiente una sola centrale che utilizza energia alternativa per dire che si sta cambiando la matrice energetica? E’ sufficiente interrare in pochi quartieri delle principali città del Paese i cavi elettrici per dire che si cambiato la rete elettrica? Due cantieri di scavo a livello nazionale sono sufficienti per dire che la Metro è in costruzione?

Solo uno stolto potrebbe negare i cambiamenti che 7 anni di ‘cura Correa’ hanno introdotto nel Paese ma una riflessione sorge spontanea. Domenica 23 febbraio in Ecuador si avranno le elezioni per i  candidati sindaci, per i consiglieri comunali, per i prefetti e per i viceprefetti. Tutte le posizioni politiche di rilievo,escluse la presidenza e i parlamentari, verranno messe in discussione. Ci si avvicina all’evento con molto clamore e lo Stato prevede un  ferreo sistema di controllo delle elezioni. I cittadini maggiorenni che decidono di non esercitare il proprio diritto/dovere di voto, si vedono comminare una sanzione di 40$, ma la cosa più grave consiste in una legge chiamata ‘ Ley seca ‘ che impedisce ai cittadini di vendere o consumare alcool durante i tre giorni che precedono le elezioni. Il 21 di febbraio alle 12:00 inizierà la proibizione che terminerà solo alla stessa ora del 24 di Febbraio. Alcune domande diventano quindi necessarie.

Una rivoluzione non si caratterizza proprio per la capacità di responsabilizzare e rendere coscienti sia i suoi promotori che  i suoi beneficiari? Deve esistere addirittura una legge che obbliga i cittadini ad essere sobri durante le elezioni? Questo processo  di responsabilizzazione, a giudicare dai risultati,  sembra completamente estraneo alla politica di Correa. Lo slogan che sempre più spesso giganteggia sulle strade che  attraversano il Paese, dalla costa pacifica fino alla fitta foresta amazzonica, recita: “la revolución se hace con obras”, ovvero, la rivoluzione si costruisce con le opere.

Legioni di rivoluzionari, più o  meno conosciuti, uno su tutti Guido Picelli, ci  hanno insegnato che una rivoluzione poggia sulle menti e suoi cuori di persone dedite ad un ideale a tal punto da credere nel sacrificio e nella forza dell’immaginazione. Progresso non significa rivoluzione, migliorare l’economia di un Paese non ha come diretta conseguenza lo sviluppo di una capacità di analisi critica del cittadino. L’Ecuador corre un grave rischio, quello di accentrare la visione del futuro in un solo uomo, che per quanto brillante, resta pur sempre un uomo.

Diego Battistessa È laureato in “Scienze per la Pace: cooperazione internazionale e trasformazione dei conflitti” all'università di Pisa. Ha inoltre conseguito una specializzazione in Geopolitica alla SIOI di Roma e una specializzazione universitaria nel campo delle Scienze Sociali e Giuridiche all'università Carlos III di Madrid. Ha lavorato in diversi contesti di cooperazione internazionale in Europa, Africa, Asia e America Latina. Tra il 2013 e il 2015 ha implementato progetti delle Nazioni Unite (UNHCR) a sostegno dei rifugiati colombiani in Ecuador. Ha collaborato come esperto del settore della cooperazione internazionale con diverse università: UNIPI (Pisa, Italia), USON (Sonora, Messico), URJC (Madrid, Spagna), UPV (Valencia, Spagna) e attualmente svolge il ruolo di docente e ricercatore presso l'Istituto di studi internazionali ed europei "Francisco de Vitoria" all'Università Carlos III di Madrid. E' coordinatore accademico del Master di Azione Solidale Internazionale e inclusione sociale, membro del gruppo di ricerca universitaria "Globalizzazione, processi di integrazione e cooperazione Internazionale" e membro del gruppo di cooperazione universitaria " Solidarietà internazionale, Cultura, Diritto Internazionale Umanitario e Diritti Umani". Ha alle spalle diversi corsi di specializzazione in: comunicazione per il settore no profit, valutazione della qualità dell' aiuto umanitario e creazione/gestione dei progetti di cooperazione allo sviluppo. Dal 2017 è docente per la piattaforma italiana ONG 2.0, impresa dedicata alla formazione di cooperanti italiani. E' autore del blog sulla cooperazione e sui diritti umani “Kriptonite | Civis Mundi" e collabora a due progetti editoriali italiani di informazione indipendente.

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