Land Grabbing: dalla teoria ai campi africani

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Land grabbing, large scale land acquisitions, land deals e agricultural investments: queste sono le varie definizioni utilizzate per descrivere il fenomeno che questo ciclo di post andrà a prendere in esame. Cosa ci permette di distinguere tra l’una e l’altra definizione? Da dove ha origine l’esigenza di utilizzare questa serie di termini? E’ la necessità di distinguere e ri-contestualizzare il fenomeno rispetto ai suoi precedenti storici o è il tentativo di creare una dialettica nuova che cerchi di renderlo più asettico e conforme al nuovo ordine imposto dalle politiche delle istituzioni internazionali, manifestazione dell’ideologia economica liberista?

Come affermano Borras e Franco (2012), land grabbing oggi è diventata un’espressione catch all per fare riferimento all’attuale esplosione di transazioni fondiarie. Tuttavia, non vi é consenso sulla definizione di land grabbing, contrariamente a quanto affermato da White et al (2012); può l’assenza di una definizione chiara e consensuale del fenomeno renderne difficile lo studio delle dinamiche ad esso correlate ed il censimento in merito alle casistiche e all’entità della sua portata – cosa peraltro che è già riscontrabile nella discordanza dei dati?

Il termine lang grabbing è stato inizialmente usato in tutti i rapporti delle organizzazioni e dei movimenti internazionali e negli articoli dei media intenzionati a denunciare la nuova “corsa alla terra” e gli è stata così attribuita la connotazione negativa che tutt’oggi lo contraddistingue, senza però definire in maniera chiara quali fossero i caratteri distintivi di tale negatività.

Le istituzioni internazionali, gli attori economici e i governi hanno introdotto l’utilizzo di termini più “neutri” quali large scale land acquisitions o land deals nel tentativo di depoliticizzare il fenomeno e spogliarlo della dialettica dell’accaparramento – al fine di spostare il focus sulle possibilità che l’aumento dell’agri-business avrebbe potuto avere in termini di riduzione della povertà. Dopodiché si è passati al tentativo di regolamentazione del fenomeno ai fini della sua legittimazione e promuovendo la necessità di un approccio win-win piuttosto che top- down.

Nell’intenzione di censire il fenomeno si è tentato di definire il land grabbing ponendo un limite di estensione. GRAIN ad esempio definisce land grabbing come un’acquisizione a lungo termine da parte di stati o imprese transnazionali di vaste aree agricole di dimensioni maggiori ai 10.000 ettari in uno stato estero per la produzione di cibo destinato all’esportazione (Grain, 2011). Questa definizione, tuttavia, non appare esaustiva. Innanzitutto riconoscendo solo gli stati e le imprese transnazionali non vengono presi in considerazione gli attori finanziari che acquisiscono la terra per motivi speculativi. Viene poi fornito un limite quantitativo che escluderebbe tutte le acquisizioni sotto i 9.999 ettari, laddove invece riteniamo che non si debba considerare la quantità di ettari acquisiti ma la loro valenza all’interno del territorio oggetto di acquisizione. Se infatti l’acquisizione riguardasse anche un solo ettaro, in una data comunità locale, sul quale fossero presenti le risorse idriche ad esempio, questo provocherebbe comunque profondi squilibri. Il dato quantitativo è quindi importante per comprendere l’entità del fenomeno ma non può essere considerato un fattore determinante per la sua definizione. Inoltre, il sottolineare che l’acquisizione di terra avvenga in “uno stato estero” parrebbe escludere tutte quelle effettuate dagli attori interni. Infine, un ulteriore limite di questa definizione sta nell’obiettivo enunciato – “per la produzione di cibo” – che esclude tutti quei casi che prevedono altre produzioni o cambiamenti nell’uso della terra (bio-combustibili, la riduzione di emissioni e il settore estrattivo o turistico).

Una definizione più interessante e completa sembra essere quella contenuta nella dichiarazione di Tirana, promossa dall’ILC e approvata a maggio del 2011, dove si definiscono land grabbing tutte le acquisizioni che: I) siano realizzate violando i diritti umani, in particolare quelli di uguaglianza delle donne; II) non siano basate su una approvazione preliminare, libera, ed informata degli utilizzatori della terra coinvolti; III) che non siano basate su una valutazione o trascurino impatti sociali, economici e ambientali, o di genere; IV) che non siano regolati da un contratto trasparente che specifichi gli impegni chiaramente ed in maniera vincolante in merito alle attività agli impieghi ed alla condivisione dei benefici; V) che non siano basati su una effettiva pianificazione democratica ed un monitoraggio indipendente oltre che sul coinvolgimento di tutte le parti sociali (Dichiarazione di Tirana, 2011). Si ritiene che questa possa essere la definizione che andrebbe approfondita dalla comunità accademica per dare un importante e necessario contributo al dibattito. Giungere ad un riconoscimento comune permetterebbe infatti cosi di sistematizzare ulteriormente sia le attività di ricerca che la raccolta dei dati inerenti alle dimensioni ed al numero dei casi.

Infine l’espressione agricultural investments, tende ad essere più utilizzata quando si tenta di mostrare il potenziale che questi potrebbero avere in termini di riduzione della povertà e promozione dello sviluppo. Tuttavia, pare si generi una sovrapposizione del concetto di investimento agricolo con quello di investimento sulla terra: sembrerebbe infatti che un investitore dell’agri-business debba obbligatoriamente ottenere il controllo sulla terra per effettuare un investimento agricolo oppure che l’unica tipologia di investimenti agricoli sia quella di acquisizione di terra.

La questione dell’acquisizione di terre presenta molteplici sfaccettature e richiede una prospettiva inter e multidisciplinare per coglierne le implicazioni giuridiche, economiche, sociali, culturali e ambientali. Nella prospettiva geografica può essere considerato come un processo diffuso di de-territorializzazione e ri-territorializzazione, che presenta molteplici rischi e opportunità in buona parte ancora da dimostrare. Appare oltremodo interessante tentare di cogliere il fenomeno, oltre che nella sua distribuzione spaziale, sotto tre profili: i) l’integrazione locale, ovvero come il fenomeno si connette a problematiche osservabili alla stessa scala come ad esempio la questione dello sviluppo locale; ii) l’interdipendenza tra luoghi, dato che esistono degli elementi di spinta rappresentati, ad esempio, da una impresa transnazionale che effettua un acquisizione di terra per la produzione di colture commerciali rendendo dipendenti luoghi anche molto distanti in termini fisici; iii) l’interdipendenza tra scale, in quanto, gli investimenti finanziari sulla terra apprezzabili su scala locale sono connessi con i cambiamenti nell’economia finanziaria globale o ancora, la spinta verso la riduzione delle emissioni e la conservazione della biodiversità, decise ed applicate a scala globale hanno ripercussioni sia a scala nazionale che locale rendendole appunto interdipendenti.

Land Cleaning 1

L’obiettivo di questa serie di articoli è di proporre un’analisi della letteratura sul tema delle acquisizioni di terra ricostruendone l’evoluzione ed evidenziando elementi condivisi e differenze interpretative. Verranno proposte anche altre tematiche riguardanti la situazione del mondo rurale oggi e che stanno delineando non solo la vita di milioni di persone ma anche gli scenari geopolitici futuri.  A questo fine, nel prossimo articolo verranno analizzati i principali contributi e le direzioni che il dibattito ha assunto, quanto a problematiche affrontate ed approcci teorico-metodologici, in un confronto a più voci tra organizzazioni internazionali (Fao, World Bank), ong e movimenti transnazionali (Via Campesina, Action Aid, Oxfam) e la crescente attenzione da parte del mondo accademico in una prospettiva interdisciplinare.

Nonostante oggi assuma denominazioni originali e contestate e presenti elementi di novità – le estensioni territoriali in gioco e la pluralità di attori coinvolti – e continuità con il passato, il fenomeno delle acquisizioni di terra è l’attualizzazione di una disputa che da secoli attraversa le società del nostro pianeta: l’accumulazione di capitale in una logica di controllo delle risorse.

Fonti e approfondimenti

  • Borras Saturnino M., Jr,Franco, J 2012, Global Land Grabbing and Trajectories of Agrarian. Change: A Preliminary Analysis, Journal of Agrarian Change, Vol. 12 No. 1, 2012, pp. 34–59
  • White Ben, Borras Saturnino M. Jr., Hall Ruth , Scoones Ian & Wolford Wendy, 2012, The new enclosures: critical perspectives on corporate land deals, Journal of Peasant Studies, 39:3-4, 619-647.

Joint PhD Student Human Geography (University of Padova); Social & Cultural Anthropology (Vrije Universiteit Amsterdam). Master of Art in International Relations (University of Torino). Membro del Centro Interdipartimentale di Studi sull’Africa Occidentale (CISAO). Si occupa di sviluppo locale e sistemi agroalimentari con particolare attenzione alla pianificazione e valorizzazione dei territori rurali e gestione delle risorse. Le sue aree geografiche di interesse primario sono l'Africa Saheliana e la Cina con particolare attenzione a temi quali l’accaparramento di terre e i flussi migratori ed economici tra Cina e Africa.

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