In Kuwait è nuovamente tempo di elezioni

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Vi lasciai pochi mesi fa con l’ennesima elezione del Majlis al Umma del Kuwait, sperando che, nonostante la schiacciante vittoria dei movimenti estremisti e conservatori, il Paese avesse finalmente trovato il suo equilibrio. Come già scrissi nel precedente articolo riguardante le elezioni, l’opposizione si schierò contro la decisione presa dall’Emiro di ridurre il numero di voti per persona (da 4 a 1), aggiungendo che questo provvedimento avrebbe avvicinato il Kuwait ai Paesi del Golfo. Nonostante essa sia stata una buona argomentazione, questo cambiamento (apportato sei settimane prima delle elezioni) avrebbe impedito la formazione di una maggioranza stabile all’interno dell’Assemblea. Il Parlamento fin da subito ha riscontrato alcuni profondi e irriconciliabili problemi legati alla maggioranza al suo interno e ad alcune proposte di legge per cui la popolazione ha dimostrato apertamente il proprio dissenso (in marzo alcuni cittadini, vicini alle frange più liberali, sono scesi in strada per manifestare contro i lavori parlamentari). Il verdetto definitivo non ha tardato ad arrivare: il 16 giugno la Corte Costituzionale è intervenuta nuovamente, dichiarando “incostituzionale” il processo che ha portato alle scorse elezioni; sembrerebbe che i criteri scelti per sciogliere il precedente Majlis non siano in linea con la Costituzione. Si tratta, in breve, di una disputa legale legata al sistema elettorale. Considerate queste premesse, l’Emiro Sheick Sabah al Ahmed al Sabah, non ha potuto che annunciare le nuove elezioni, che si terranno il 27 luglio in pieno Ramadan, il mese sacro per i musulmani; si tratta delle seste elezioni in sei anni (dal 2006).

Gli spunti per esaminare questo tipo di fenomeni sono molti. L’analisi di Larbi Sadiki, studioso dei processi di democratizzazione in corso nel mondo arabo, risulta molto interessante. Egli afferma che, essendo il Kuwait il Paese del Golfo che può vantare la più longeva democrazia e conseguente attività elettorale ed il Parlamento più importante in quanto a peso decisionale, i cittadini sono profondamente legati all’attività politica del Majlis – Assemblea nella quale loro ripongono le loro speranze di partecipazione politica. Tuttavia, in seguito al fallimento di un numero più che esiguo di legislature, i kuwaitiani stanno iniziando a perdere fiducia in tale Istituzione; comportamento che si riflette nella percentuale sempre più bassa di affluenza alle urne.

Oltre al problema della credibilità, il Majlis è stato accusato non solo di non aver preso delle reali misure per combattere la corruzione a livello pubblico ma anche di esserne parte integrante ed operativa. Le elezioni si sono svolte in totale tranquillità e, nonostante le critiche riguardanti la decisione di averle programmate proprio durante il Ramadan (alte temperature combinate all’impossibilità di bere) e delle conseguenti stime scoraggianti, l’affluenza è stata buona (52,5% a fronte di un massimo storico del 60%).

Sono stati nominati 17 nuovi “MPs” e il Majlis Al Umma è costituito ora da: 24 membri appartenenti a gruppi tribali, i sunniti passano da 5 a 7 membri, i liberali guadagnano 3 posti mentre i movimenti sciiti perdono terreno, passando da 17 a 8 sedie. Si tratta di una vittoria liberale.

L’Emiro ha appuntato il nuovo Primo Ministro, Sheikh Jaber Al Mubarak (71 anni), non nuovo alla scena politica kuwaitiana. Egli ha avuto una settimana di tempo per formare il nuovo Governo. Il 4 agosto sono stati inaugurati i lavori del nuovo Governo, che inizierà a operare solamente dopo le festività legate all’Eid, la fine del Ramadan. Tra i ministri sette su sedici sono appartenenti alla famiglia degli Al Sabah.

Immagine di copertina: il parlamento del Kuwait (2006). Foto di Cajetan Barretto. 

Laurea di primo grado in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Pavia e Laurea specialistica in Scienze Internazionali - Global Studies - presso L'Università degli Studi di Torino, ha scoperto la sua passione per il Medio Oriente in Tunisia dove ha iniziato a studiare arabo. Si è poi spostata prima in Turchia, poi in Kuwait, poi in Bahrain per poi approdare finalmente in Palestina. Dopo tre mesi trascorsi a Hebron, è tornata in Europa dove ha svolto uno stage presso la Fondazione Alkarama di Ginevra occupandosi di comunicazione e media.

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