La Santa Muerte: la fede dei devoti, l’intolleranza della Chiesa

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È sufficiente allontanarsi di qualche via dalla centralissima piazza dello zócalo a Città del Messico per imbattersi in una presenza macabra ma dal fascino irresistibile. Lungo le strade dei quartieri di Tepito e de La Merced (ma non solo) spuntano infatti grandi altari dove, al posto della solita Virgen de Guadalupe, vengono posti scheletri adorati e adornati come un qualsiasi Santo cattolico. Ai loro piedi cibo, bottiglie di tequila, sigarette e altre offerte (anche marijuana) tradiscono un culto popolare antico e misterioso, osteggiato per secoli dalla Chiesa e che solo recentemente ha trovato la forza di uscire allo scoperto. Tra un (pessimo) caffè americano e un (ottimo) mezcal con gusano ne parliamo con Fabrizio Lorusso: giornalista, ricercatore, blogger e scrittore (in ordine casuale) emigrato a Città del Messico e che ha da poco edito in Italia il primo libro interamente dedicato alla Niña Blanca (“Santa Muerte Patrona dell’Umanità”, Eretica Speciale ed.).

La prima volta che ci si imbatte nell’immagine della Santa Muerte si è immancabilmente incuriositi dal suo aspetto macabro, folklorico, per certi versi trash: uno scheletro vestito con sgargianti abiti femminili e adorato dai fedeli con preghiere e offerte di ogni sorta. Cosa c’è dietro questa immagine così poco rassicurante?

Certamente si tratta di una figura ben più macabra rispetto alle più famose catrinas (le rappresentazioni della morte più bonarie, patrimonio dell’umanità UNESCO). Eppure in Europa e in Italia tra ossari, chiese, templi, cimiteri e simbologia popolare (pirati, motociclisti, musica metal) l’immagine della Morte ce l’abbiamo ben presente. Qui ti capita però di vederla rappresentata in una statua, alta magari due metri, posta di fronte ad una chiesa o in una qualunque via di mercato. Oppure ti può capitare di vederla trasportata in metropolitana in braccio a persone di classe media o, più spesso, povere. Quindi viene spontaneo chiedersi “cosa sta succedendo?” Perché una cosa è vedere la morte rappresentata in una chiesa medioevale o in un dipinto e un’altra cosa è vederla rappresentata in ceramica o resina, grande, vestita come una Madonna. Cosa c’è dietro a questa immagine? Dietro c’è un culto ad una santa popolare, un’immagine santificata dalla gente ma non ufficializzata dal Vaticano né da qualunque altra chiesa presente in Messico (sono tantissime) e che per questa ragione è più misteriosa. Anche perché è solo in anni recenti che questa adorazione è uscita allo scoperto, mentre prima veniva attribuita solo a sette o gruppi di fanatici.

Quando nelle prime pagine del tuo libro descrivi i tuoi primi incontri con la Santa Muerte ne parli come di una relazione amichevole, quasi intima. In che rapporti sei con la Flaquita?

Diciamo che i rapporti tra me e la Santa Muerte sono “di amicizia”, non sono ancora così intimo. Nel libro gioco un po’ con questa abitudine tutta messicana di alburear, cioè di fare molto spesso dei doppi sensi che sono a volte incomprensibili per gli stessi messicani. Nel mio caso però il gioco era talmente esplicito che non lo definirei un albur, quanto solamente un titolo usato per catturare l’attenzione.

In quel passaggio viene descritta la prima volta che scopri la Santa e il senso di stupore che in qualche modo prevale sullo spavento, o almeno per me è stato così. Io arrivai in Messico con quell’apertura e quella tranquillità di chi conosceva il paese già da diversi anni e aveva condotto degli studi legati all’America latina, alla sua cultura, alla politica, all’antropologia. Questo mi permise di prendere con più ironia questo incontro, ma altre persone sono capaci di bandire vicini, amici o conoscenti se frequentano questi altari e quindi di stigmatizzarli socialmente.

Claudia Reyes è l’autrice del miglior libro fotografico dedicato alla Santa Muerte, edito da Porrúa. Lei vive a Tlalpan, un quartiere di classe media e medio-alta, dentro uno di quei condomini chiusi, carini, con la polizia all’entrata. Quando scrisse questo libro divenne in qualche modo “amica” della Santa e iniziò a ricevere regali da parte dei devoti. Non puoi mica rifiutare i regali da parte dei devoti quando vai agli altari, no? Quindi li portava con sé a casa, compresa una statua che è il regalo supremo. Quando un custode dell’altare o un devoto ti regala addirittura una statua, ancor più se vestita, è un grande onore. Lei portò questa statua a casa e dovette spiegare a tutti i vicini, uno per uno, di cosa si trattava perché altrimenti sarebbe stata danneggiata, discriminata. Doveva tenere la statua chiusa in casa lontano dalle finestre.

Nel mio caso arrivò questa grande amicizia soprattutto con le persone di Tepito. Conosco anche altri altari, soprattutto a Città del Messico (ma sono ormai sono più di 1500 in Messico e all’estero), ma quando diventai amico dei custodi di Tepito capii che non si trattava di un culto da narcos bensì di un culto popolare fatto da zie, nonne, sorelle. Un culto matriarcale direi. Non a caso a Tepito si dice che il marito “porta i pantaloni, ma solo in tintoria”.

Quando si parla di Santa Muerte spesso si finisce con l’associarla al mondo del narcotraffico o dei riti satanici. Quanto c’è di vero in questo?

Delle basi esistono, ma come sempre succede sono i mass media ad amplificare totalmente anche un piccolo fatto,strumentandolo in base a quelli che sono i loro interessi. Storicamente in Messico è successo proprio questo.

Questo culto era probabilmente già noto negli anni ’60, quando si scoprirono le prime statue che venivano adorate e che erano oggetto di pellegrinaggio (soprattutto fuori Città del Messico). Negli anni ’90 ci fu però la crisi del pesos e l’effetto tequila, che dopo gli anni ’80 del terremoto e della crisi del debito fece sprofondare nuovamente la società messicana. Sembrava che il Messico fosse destinato a non riprendersi più dopo il periodo d’oro degli anni ’60 e ’70 e questo fece sì che il culto iniziasse a diffondersi più rapidamente, seppur in maniera ancora semiclandestina.

Fino al 1998, quando vennero compiuti degli arresti di affiliati al cartello del Golfo (in quell’epoca era dominante), nella zona che è ora il territorio degli Zetas che sono famosi in Italia per essere uno dei cartelli più sanguinari. All’interno della casa di uno dei sicari venne scoperta una statua della Santa Muerte e il fatto ebbe molta risonanza. Sempre a fine anni ’90 un altro altare venne poi scoperto in casa di un celebre sequestratore di persone, detto mochaorejas (il mozzaorecchie), un personaggio molto famoso e immediatamente associato alla Santa Muerte che una figura da tempo presente nella società messicana (soprattutto tra la popolazione rurale e povera).

A fine anni 90 iniziò dunque a conoscersi come la narcosanta e a venire pubblicizzata e rappresentata in questa maniera. Se all’epoca però volevi cercare qualcosa di più approfondito al riguardo non trovavi quasi nulla: non esistevano studi accademici, non c’erano libri e nemmeno dei documenti fotografici che ti dicessero dove e come veniva adorata.

In tutto questo ebbe un ruolo fondamentale Tepito. Tepito è un quartiere storico, un barrio bravo (selvaggio) da sempre. Era il barrio di commercianti e contrabbandieri sotto Tlatelolco (un regno alleato degli Aztechi) e lo era durante la dominazione spagnola con in più la caratterizzazione indigena. Poi con l’indipendenza e la formazione della Repubblica divenne il quartiere dei marginali, dei poveri, ex indios ma in qualche modo ancora legati a tradizioni artigiane e commerciali indigene. Stiamo parlando di 50.000 persone almeno, un quadrato di zone che conforma il mercato abusivo più grande dell’America latina (e forse del mondo). Una zona piena di tradizioni culturali che si mantengono: la cultura dell’albur (la variante dello spagnolo messicano parlata a Tepito) l’artigianato, una grande tradizione pugilistica (tutti i grandi pugili del Messico provengono da là) e di ballerini di danze afro-antillane (salsa, cumbia, merengue, etc.) e in generale con una grande produzione culturale.

E’ proprio a Tepito dove questo culto attecchì e già negli anni ’60 ci sono testimonianze (contenute nel libro dell’antropologo Oscar Lewis “Los hijos de Sánchez”) di un culto alla Santa Muerte che conviveva insieme agli altri santi cattolici. I rituali che queste famiglie di tepiteños facevano erano tipici del mondo indigeno coloniale, come ad esempio la pratica di mettere al contrario il santo (che si fa anche in alcune zone del sud dell’Italia). Tepito era quindi il terreno ideale dove poteva attecchire al meglio un culto che già c’era. Ma Tepito è anche conosciuto come quartiere di delinquenti, come il quartiere più pericoloso della città. A quel punto l’associazione mediatica era perfetta.

La base in qualche modo quindi c’è, nel senso che sono stati effettivamente trovati degli altari in case di delinquenti. Però non si parla mai degli altari alla Madonna di Guadalupe che vengono trovati, o dei tatuaggi che narcos e appartenenti alla criminalità organizzata dedicano alla Vergine e che sono numericamente superiori. La Vergine di Guadalupe è la santa messicana per eccellenza, è la santa di tutti e quindi anche dei narcos. E’ la numero uno, come San Gennaro a Napoli. Sta in chiesa con la bandiera messicana a fianco e perciò è anche la santa dei narcotrafficanti. Perché non si parla mai di questo? E perché non si parla mai di San Giuda Taddeo: un apostolo santificato che è considerato il Santo delle cause perse e delle cause impossibili e quindi molto simile alla Santa Muerte in quanto a richieste che gli vengono fatte. Eppure è cattolico ed è lui il secondo santo più famoso del Messico, non la santa Muerte.

Jesus Malverde

Oltre a questi se proprio vogliamo parlare di narcos ci sarebbe Jesús Malverde, un altro santo popolare non cattolico (come la Santa Muerte) creato sulla base di una leggenda di una specie di Robin Hood dello stato di Sinlaoa, che è un po’ la Corleone dei cartelli messicani. Questo santo ha la sua cappella principale a Culiacán, vicino ad una dedicata alla Santa Muerte, ed è reputato il vero santo dei narcos. Questo santo è molto forte in quelle terre, non è nazionale e neppure internazionale (anche se in Colombia ci sono delle venerazioni a Malverde) e seppur in questo caso l’identificazione Malverde-narcos viene più automatica la stragrande maggioranza dei fedeli sono semplicemente persone originarie di quel territorio e che hanno questo santo in simpatia, ma non sono narcotrafficanti.

La Santa Muerte viene dopo di questi santi e anche se parliamo di un milione, due, cinque o forse dieci milioni di devoti a seconda delle stime non possiamo certo parlare di dieci milioni di delinquenti. Potremmo parlare di prevalenza nelle carceri, forse, ma anche in quel caso sarebbe San Giuda a primeggiare .

Si tratta quindi in parte di una mistificazione, anche se le basi ci sono e può essere che a partire dal 2000 in poi, da quando la Santa ha iniziato a diventare popolare sul web, sia nata una forma di emulazione e associazione più netta. Esistono delle baby gang nei quartieri marginali che possono avere come riferimento la Santa Muerte, ma non si può dire che questo rappresenti la maggioranza dei fedeli. Si tratterebbe di milioni e milioni di sicari!

Puoi spiegarci brevemente da dove nasce questo culto e perché ha trovato terra fertile proprio in Messico?

Le raffigurazioni della morte, ad esempio mentre danza con i vivi o i trionfi della morte, si diffondono in Europa soprattutto a partire della peste nera del 1348. Da lì nascono anche i carretti della morte, che vengono portati in processione il venerdì santo e hanno la loro diffusione in Italia, in Centro Europa e nella cattolicissima Spagna che, guada caso, dal 1500 comincia a conquistare e occupare le terre americane esportando la croce e la spada. La spada conquista, ma la conquista spirituale avviene con la croce e, anche, con i carretti della morte perché i teschi spaventano. In una cultura preesistente dove già c’erano delle divinità legate al regno dei morti (Mictlantecuhtli e Mictecacihuatl) queste tradizioni artistico-culturali del cattolicesimo e della Spagna decadente vennero non solo capite, ma rielaborate dagli stessi indios nel giro di una generazione o due. Tra queste pare ci fosse (non esistono prove certe seppur studi storiografici fanno pensare in questa direzione) anche l’immagine della Morte. Nacquero così nel tempo rituali considerati blasfemi o quantomeno strani dalla Chiesa, durante i quali veniva frustata o castigata l’immagine della Morte e i fedeli ballavano ubriachi di pulque o di altri liquori che iniziavano ad estrarsi come il mezcal.

Quando l’inquisizione cominciò a reprimere questi comportamenti mettendo delle proibizioni esplicite (e stiamo parlando dalla metà del 1600 alla metà del 1700) esisteva già il nome di Santa Muerte. Cominciarono così a venire emanati degli editti dell’inquisizione in cui si reprimevano i comportamenti degli indios i quali avevano semplicemente ripreso un’immagine e una tradizione, riutilizzandola a modo loro e senza sostituirla affatto ai principali culti della Chiesa ai quali però loro sovrapponevano credenze preesistenti.

Salvo alcuni popoli che scapparono tra le montagne, come i huicholes, la maggior parte di queste civiltà furono decapitate a livello di élite religiose, politiche, scientifiche. I costruttori di quelle civiltà non c’erano più e a rimanere furono le classi popolari con la loro lingua, i loro retaggi religiosi e culturali che però erano difficili da mantenere al 100%. Pare quindi che la Santa Muerte sia nata da questo strano mix, sopravvivendo nella clandestinità alle repressioni per più di trecento anni, tramandandosi di famiglia in famiglia.

Per quanto riguarda i suoi competitors ufficiali, come la Vergine di Guadalupe e San Giuda Taddeo, come convivono con la Niña Blanca?

I culti principali a Città del Messico (che è la realtà che conosco meglio e quella dove sono più in contrasto tra loro) sono laMadonna di Guadalupe, San Giuda Taddeo e la Santa Muerte. Tra questi la Santa Muerte è quella che ha sperimentato una politica di forte repressione da parte della Chiesa, più forte di quella ricevuta da quelli che io considero veri competitors della Chiesa e cioè i neo-pentecostali, i pentecostali, il protestantesimo e tutte quelle specie di religioni S.p.A. provenienti dagli Stati Uniti (come la Chiesa Universale del Regno di Dio, Scientology, etc.). Queste “religioni” hanno un potere ben diverso rispetto a quello rappresentato dalla Santa Muerte.

La Chiesa ha combattuto questo credo piantando altari di San Giuda ovunque e valorizzando questo culto che ogni 28 del mese porta migliaia di fedeli al tempio di San Ippolito, alla fermata Hidalgo del metro. Questi fedeli sono più di quelli della Santa Muerte ma si tratta comunque di un culto principalmente dei poveri e durante la processione puoi trovare un po’ lo stesso pubblico della Santa Muerte. Ma c’è qualcosa in più nella Santa Muerte, e cioè che si tratta di un culto più spontaneo, non legato a delle gerarchie anche dopo anni che è uscito allo scoperto grazie a Doña Queta, che a Tepito mise in strada l’altare che aveva in casa dando inizio ad un pellegrinaggio di migliaia di persone ogni primo giorno del mese.

San Ippolito, che adesso è diventato San Giuda Taddeo, è il patrono della città fin dal 1528 e veniva celebrato il 13 agosto, la data della cattura dell’ultimo imperatore Azteca Cuauhtémoc. La Chiesa in quell’epoca mise il Santo Patrono della città più importante di tutte le Americhe nel giorno della caduta di Tenochtitlán, avvenuta proprio a Tepito che non a caso viene chiamato “luogo dove cominciò la schiavitù”. La cosa interessante è che quello divenne il santo patrono dei poveri e dei marginali, che sono spesso i più vicini discendenti a livello etnico della popolazione nahuatl e lo adorano senza sapere che nasce da una totale imposizione.

Tepito è però anche il quartiere dove da sempre vige la resistenza. E’ il luogo dove cominciò la schiavitù e nel contempo doveebbe inizio la resistenza, come dicono gli abitanti del quartiere che più di altri mantengono il vissuto storico (come Alfonso Hernández e altri studiosi).

Quindi piantare altari a San Giuda, anche di fronte a quelli della Santa Muerte (che in genere sono messi dai fedeli stessi), è una maniera di dire “guardate che ci siamo anche noi e vi combattiamo in questa maniera”. Oltre a questo ci sono stati anche casi di esorcisti pagati per togliere il demonio dai fedeli alla Santa Muerte. E’ la Chiesa quindi a crederla una specie di setta satanica ma nessuno qui adora il diavolo. La Chiesa identifica la morte con la Santa Muerte, quindi con il diavolo e di conseguenza il culto sarebbe satanico. Ma è un’equazione che per i devoti non funziona e di cui non frega loro niente.

Hanno più fiducia in questa immagine che nell’immagine dei preti pedofili. Perché c’è tanto astio nei confronti della Chiesa qui in Messico? Perché padre Marcial Marciel, il capo e fondatore dei Legionari di Cristo (una specie di Opus Dei messicana che possiede diverse università e che opera da decenni) è messicano ed è qui che sono state condotte inchieste giornalistiche che dimostrarono il suo essere pedofilo. Questo è ormai totalmente riconosciuto, com’è praticamente comprovato che il Vaticano non poteva non sapere che padre Marcial Marciel era un pedofilo. Qui lo scandalo pedofilia ha una sua dimensione totalmente messicana che si aggiunge agli scandali negli Stati Uniti e in Europa.

Se quindi ci metti: nuove sette (neo-pentecostali o nuove religioni un po’ new age), la crisi permanente (negli anni ’90 e poi ancora nel 2000) e questa disaffezione nei confronti della Chiesa ecco che la Santa Muerte emerge.

Per quanto riguarda la Vergine di Guadalupe, in alcuni altari convive con la Santa Muerte. Essendo però un culto spontaneo c’è chi mischia vari santi sull’altare della Santa Muerte senza incompatibilità e c’è chi invece vuole l’altare esclusivo alla Santa Muerte. Con la Vergine di Guadalupe in generale c’è una convivenza direi ma, è chiaro, se hai la Santa Muerte avere la Vergine di Guadalupe è un po’ come avere una santina che non combina nulla. Nel senso che la Vergine di Guadalupe ti può fare il miracolo, il favore, ma la Santa Muerte ti fa il cosiddetto paro ( paro in Messico è una protezione ulteriore che va oltre il miracolo). La Vergine di Guadalupe è una virgencita, una verginella, mentre la Santa Muerte è un po’ più viziosa, un po’ più vicina ai personaggi che vanno ad apprezzarla o le simpatizzano in qualche modo. E’ più una cabrona, non è solo una donna. Una cabrona è una donna più testarda, più “stronza” e a cui devi stare più attento. Un po’ come devi stare più attento alla figura femminile del barrio, no? La santa Muerte va più in quella direzione, e cioè ti fa il paro: protegge il poliziotto nelle sparatorie, protegge il delinquente, protegge chi chiede dei favori anche un po’ speciali legati ad altri culti come la santería (ad esempio legare persone, gli amarres amorosi, malocchio, etc.).

altare casereccio (Medium)Fabrizio Lorusso

In più c’è la saggezza popolare che tra internet, libri, etc. ti dice che “se sei un bravo devoto alla santa Muerte non devi chiedereil male degli avversari o il male di qualcuno, ma devi chiedere il bene per te”. Io ho trovato nelle interviste (ne ho fatte a decine con i devoti) un’etica particolare, proveniente forse dal cattolicesimo di base o dal fatto che in fondo sono delle brave persone, per cui in generale usano la Santa Muerte come qualunque altro santo in cui hanno semplicemente più fiducia per tutta la mitologia che è stata creata e perché in chiesa spesso non ci entrano più. In chiesa i gay sono rifiutati, i transessuali non ci entrano, le prostitute sono mal viste e i carcerati ancor meno: quindi dove vai? La Chiesa li ha abbandonati fondamentalmente, o almeno questo è quello che dicono loro. Però questo malessere spirituale c’è e va tutto a favore della Santa Muerte.

Volendo riassumere: la Madonna di Guadalupe esiste ancora però passa per loro in secondo piano. Al primo posto c’è Dio, al secondo la Santa Muerte in quanto entità non umana, proprio come Dio e quindi più della sostanza di Gesù (che era un uomo). Dio dà il permesso alla Santa Muerte di operare, di portarsi via le anime ed i corpi ma anche di operare come Santa. Sotto di lei sta Gesù e gli altri Santi, e questa è una gerarchia che è stata studiata accademicamente.

Cosa riserva il futuro per la Santa? Emigrazione messicana, crisi economiche e diffusione su internet (una specie di Santa 2.0) i fedeli di questo culto aumenteranno ancora? In un passaggio tu ipotizzi un suo barco in Italia…

Lo sbarco in Italia c’è già stato e da ben prima dell’uscita del mio libro: esiste un gruppo chiuso su Facebook di alcuni devoti (o perlomeno forti simpatizzanti). Si sta parlando di qualche decina di persone, ma qualche altro indizio su internet c’è: c’è la vendita di alcuni prodotti di basso livello, di breviari neanche tradotti (magari in inglese o in spagnolo) sull’abc del culto.

Quindi sicuramente è nota in Italia ed è nota anche al Vaticano. L’ultima polemica c’è stata con il cardinal Ravasi che è venuto qui in Messico e, come ogni cardinale che viene in terra messicana,, ha dovuto fare un accenno alla Santa Muerte definendola un culto blasfemo. Però non si parla mai delle altre fedi, perché fondamentalmente la Santa Muerte è un’autonoma che sfugge dal controllo delle autorità. Non dico che sia anarchica, però autonoma sì al contrario delle altre sette che, per l’idea che mi sono fatto, fanno parte dell’establishment. Questa almeno è la mia analisi, forse superficiale, ma non vedo altri motivi per cui ci sia tanto accanimento contro questo culto. Secondo loro porterebbe più delinquenza, più pessimismo cosmico ma in realtà non è così.

Attraverso il web ha viaggiato e sta viaggiando moltissimo. Ci sono altari in Giappone, in Danimarca e nel resto d’Europa che sono stati comprati qui a Tepito da persone appassionate. Ci sono appassionati in ogni paese, perché la Santa viaggia su internet e ciascuno la rielabora a modo suo, anche solo per folklore o per creare delle altre realtà che non possiamo prevedere adesso: se saranno sette, se verrà usata da altri gruppi precostituiti per altri motivi, se i santeros a Cuba la usano per fare limpias, pulizie spirituali (ma io non credo).

Il culto così com’è conosciuto sta girando molto. Negli ultimi 5 o 6 anni sono usciti diversi reportage, soprattutto provenienti da paesi anglosassoni, Australia e Nord Europa. In Italia ancora non esistono né reportage televisivi né documentari ma solo qualche menzione in qualche articolo di giornale. Quasi tutti gli altri paesi con un giornalismo più dinamico (anche Spagna e Francia) sono già passati per gli altari di Tepito, di Ciudad Juárez o altri ancori per analizzarli.

L’emigrazione verso gli Stati Uniti è sicuramente un altro fattore. Tra milioni di emigranti sicuramente una percentuale esporta gli altari alla Santa Muerte e quando questi culti finiscono dove c’è ricchezza possono moltiplicarsi in nuove modalità e non è escluso che possa nascere qualcosa di più strutturato. Dopotutto è più facile che questo accada là che non qui in Messico. Qui i tentativi di costruire cattedrali o di formare religioni strutturate sono andati incontro a scarsità di risorse e a delle autorità molto più conservatrici. Probabilmente se vai e fondi la tua impresa “Santa Muerte S.p.A” negli Stati Uniti potresti farlo con maggior libertà rispetto a qui, dove la Chiesa è molto più forte e si oppone a questo culto.

In Argentina invece c’è il “cugino” della Santa Muerte, che è San La Muerte, al maschile. Si tratta di un santo con un’origine del tutto analoga anche se si è studiato di meno (esistono un paio di testi ad esso dedicati). Nasce dai guaranì, una popolazione al confine tra Paraguay ed Argentina che rappresentano la classe marginale, la classe povera che e che anche lì, guarda caso, viene associata ai delinquenti.

In più c’è il problema narcos, che è un po’ diventato il prodotto di esportazione principale del Messico e che viaggia con la Santa Muerte in un modo dialettico, facendone in qualche modo le fortune e le sfortune. Ne aiuta la diffusione perché un articolo ormai te lo pubblicano solo se parli di narcos, che ci sia o meno l’emergenza, ed è automatico che la Santa Muerte esca solo in quei casi lì. Eppure l’interesse sarebbe culturalmente enorme: c’è tutto il settore tatuaggi, gli altri culti di origine africana legati alla santa, le contaminazioni col medioevo etc.

In futuro questo culto potrebbe banalizzarsi e diventare un feticcio pop. In parte già lo era, anche se non si trattava della Santa Muerte vera e propria bensì dell’immagine della morte. Potrebbe quindi riconvertirsi in una maniera voluta e suggerita dalla Chiesa, per cooptarla in qualche modo e quindi farla scomparire o rielaborarla in una forma più politicamente corretta, magari incorporandola pian piano alla tradizione del día de los muertos. Si tratta però di una strada difficile, legata anche all’imprevedibilità del web e della grande devozione dei fedeli.

Per ora mi sento di prevedere una diffusione generale, legata anche alla situazione sociale e spirituale della gente oltre che a quella economica. Il Messico era uno dei terreni più fertili, perché la familiarità con la morte già ce l’ha di suo. Per la tradizione indigena, per la conquista spietata che c’è stata, per una narcoguerra che ha raggiunto livelli di violenza e truculenza impensabili. E’ in questi frangenti estremi che la morte riesce a diventare quasi simpatica, e convertirsi in oggetto di culto.

Articolo di Marco Dalla Stella. Link al blog del libro “Santa Muerte Patrona dell’Umanità”.

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