Le assicurazioni ambientali: soluzione per il clima?

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Il riscaldamento globale è un dato di fatto inequivocabile. Secondo le stime dell’ Intergovernmental Panel of Climate Change (IPCC), formato da numerosi esperti internazionali in materia, nel 2007, la temperatura media si è attestata a 0,76°C al disopra del livello preindustriale. La temperatura media sta aumentando di quasi 0,2°C ogni 10 anni. Studi scientifici suggeriscono che un aumento della temperatura media globale superiore a 2°C rispetto all’epoca preindustriale incrementerebbe in maniera decisiva il rischio di mutamenti ambientali irreversibili su scala mondiale. Le conseguenze? Devastanti. Una frequenza di giorni caldi dieci volte superiore a quella attuale, una maggiore ricorrenza di disastri di origine climatica (tra i quali inondazioni, siccità, uragani e incendi spontanei), il rischio di estinzione dell’85% delle specie esistenti sul nostro pianeta e l’ innalzamento del livello dei mari.

È evidente che, sebbene questo fenomeno non provochi dappertutto gli stessi effetti, che variano a seconda delle condizioni climatiche, geografiche e socio-economiche, nessun paese del mondo potrà sfuggire ai cambiamenti climatici. In realtà, a causa dell’intensificarsi di questo tipo di eventi, è probabile che le catastrofi assumeranno dimensioni ancora più vaste, traducendosi in ingenti perdite economiche, problemi di sanità pubblica e perdite umane.

Gli effetti del cambiamento climatico sono particolarmente severi per coloro che hanno contribuito in modo minore al verificarsi del fenomeno, ma che ne risultano maggiormente vulnerabili ovvero i paesi in via di sviluppo (PVS).Le conseguenze precedentemente elencate comportano rischi per l’agricoltura, la sicurezza alimentare e per le risorse idriche. I progressi nella lotta alla povertà e il sostentamento di milioni di persone nei PVS, potrebbero essere messi a repentaglio.

Nel settore agricolo, ad esempio, i PVS rischiano di andare incontro a crescenti incertezze per quanto riguarda la disponibilità di cibo e perfino ad un aumento tanto nella frequenza quanto nella durata delle carestie. È evidente come i piccoli agricoltori, che in questi paesi praticano agricoltura di pura sussistenza, siano i più vulnerabili e abbiano minori strumenti per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

Per scongiurare questo tragico scenario, dalla metà degli anni ’90 in poi, numerose compagnie di assicurazioni, intermediazione e brokeraggio hanno iniziato ad assumere una posizione pro-attiva nel promuovere lo sviluppo di una società e di un’economia “verde”. A questo obiettivo, si è aggiunta la tendenza ad operare mediante una modalità più diretta, promuovendo attività dal minore impatto ambientale, in modo da incentivare la riduzione del rischio. Molte compagnie si sono perciò impegnate in un lavoro di quantificazione e divulgazione dei rischi climatici e di promozione di azioni volte alla riduzione delle emissioni. In particolare, il settore assicurativo si è interrogato in questi ultimi anni sul modo migliore per includere nella valutazione del rischio anche scenari considerati fino a qualche decennio fa improbabili.

Nel tempo sono state, perciò, elaborate assicurazioni contro eventi catastrofici, nella consapevolezza che i costi di tali eventi, seppur circoscritti a livello locale, possano gravare pesantemente sul bilancio del paese colpito. Ai PVS si rivolge, perciò, l’attenzione delle principali organizzazioni internazionali, che, collaborando con imprese assicuratrici e con il mercato dei capitali, perseguono un miglioramento dell’offerta di copertura delle catastrofi.

A tal proposito, nel mondo sono già attivi diversi programmi assicurativi, che includono più di un centinaio di assicurazioni leader a livello mondiale. È perciò fondamentale, in questo contesto, ribadire la necessità di una più stretta collaborazione tra i principali attori  a livello internazionale per facilitare l’adattamento al clima e promuovere lo sviluppo sostenibile. Un esempio in cui l’assicurazione ha già fornito un’efficace gestione del rischio  è il progetto The Caribbean Catastrophe Risk Insurance Facility (CCRIF). Fondato nel 2007, il Fondo fornisce liquidità a breve termine a 16  governi caraibici per limitare l’impatto finanziario di uragani e terremoti come nel caso di Haiti del 2010. Applicato in Malawi è, invece,  il programma Weather Insurance, che  può essere descritto come un  sistema assicurativo che garantisce prestiti  a quasi 1000 piccoli agricoltori, permettendo loro di acquistare una copertura contro gli impatti prodotti da eventi naturali, quali siccità ed inondazioni, che potrebbero metterne a rischio la produzione agricola.

In questo contesto, è opportuno sottolineare il progetto: Horn of Africa Risk Transfer for Adoptation (HARITA). Diversi studi scientifici, mostrano che  il riscaldamento in Africa dovrebbe continuare ad aumentare di 3-4°C nel corso del prossimo secolo. Questo fenomeno rappresenta una sfida seria per lo sviluppo sostenibile, in particolare per quanto riguarda le economie della maggior parte dei paesi africani, incentrate su agricoltura, pesca e turismo, settori sensibili al clima e alle sue variazioni. Nel caso dell’Etiopia, se si considera il fatto che circa l’85% della popolazione trae la sua principale fonte di sostentamento dal lavoro agricolo, è chiaro che il cambiamento climatico potrebbe aggravare questa situazione già complessa e moltiplicarne le minacce.  La situazione è tale da rendere necessaria un’azione immediata, anche perché risposte in ritardo di adattamento al cambiamento potrebbero causare perdite fino al 20% del PIL africano, mentre le azioni immediate per proteggere il continente inciderebbero per circa l’1%.

Da questa consapevolezza è nato il progetto HARITA, il quale applicato in cinque comunità del Nord dell’Etiopia, è stato promosso da Oxfam America in collaborazione con la Swiss Re, la Società di Soccorso del Tigray, l’Istituto Internazionale di Ricerca per il Clima e la Società e l’assicurazione Nyala, nonché una dozzina di altre organizzazioni. Il modello progettato è innovativo nel suo approccio di gestione dei rischi, in quanto mira a rispondere alle esigenze dei piccoli produttori mediante un mix inusuale di riduzione del rischio, assicurazione contro la siccità e credito. Inoltre, gli agricoltori ne beneficiano anche quando non vi è alcun compenso, poiché queste attività di riduzione dei rischi aiutano a minimizzare la vulnerabilità ai periodi di siccità e a migliorarne le rese.

Risulta perciò che,  in concomitanza con adeguate politiche governative, una ricerca agricola orientata a favorire i piccoli agricoltori ed una maggiore apertura al mercato internazionale, si possa promuovere un miglioramento delle condizioni di vita e una maggiore resilienza alle minacce derivanti dal cambiamento climatico. I primi risultati hanno dimostrato come il progetto sia  in grado di raggiungere e tutelare in modo efficace le famiglie più vulnerabili, molte delle quali considerate precedentemente non assicurabili.

Da un’analisi più oggettiva emerge, però, che molti sono i fattori che concorrono a rendere il sistema delle assicurazioni ambientali poco efficace nella gestione delle problematiche prodotte dal cambiamento climatico. La specificità e la complessità di questo tipo di rischi, nonché il carattere potenzialmente catastrofico degli eventi, richiede un’attenta valutazione da parte delle compagnie assicurative, che spesso, a causa di limitate conoscenze tecniche, non sempre sono consapevoli di quei fattori che incidono maggiormente sulla dimensione del rischio.

Se si considera che le assicurazioni rappresentano la più grande industria su scala globale, con 7.000 mila miliardi di dollari di ricavi, pari al 7% dell’economia mondiale, è evidente che il loro contributo ad un’economia verde può essere decisivo. Michel Barnier, commissario europeo per il mercato interno e i servizi ha infatti affermato ‘ Aumentano le calamità naturali e quelle provocate dall’uomo, eppure non sfruttiamo a pieno la capacità del settore assicurativo. Occorre ricercare soluzioni per prevenire le catastrofi e sensibilizzare i cittadini e le imprese’.

Fonti e approfonfimenti

  • Münchener Rück Italia, (2007,) Responsabilità ambientale e soluzioni assicurative
  • UNEP(2010), Adapting to climate change in developing countries
  • Mills, E., (2012), The greening of insurance, Science

Martina Moroni, nata a Senigallia, dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e magistrale in Sviluppo, Ambiente e Cooperazione con indirizzo Economia e Politiche dell’Ambiente presso l’Univerità di Torino, si dedica oggi al tema ambientale in tutte le sue evoluzioni, con particolare interesse per le certificazioni ambientali e rifiuti.

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