Donne e stregoneria: violenze e persecuzioni nel Nepal rurale

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Rajkumari Rana, una donna di sessant’anni, è stata assalita e umiliata in pubblico all’inizio del mese di aprile in un remoto villaggio himalayano nel distretto di Kailali, nella zona occidentale del Nepal. I vicini di casa hanno fatto irruzione in casa della donna trascinandola fuori per i capelli e picchiandola. Gli assalitori le hanno poi rasato completamente la testa e l’hanno costretta a ingoiare feci ed urina. Alla radice del violento attacco una terribile accusa: stregoneria. L’episodio è avvenuto sotto gli occhi degli altri abitanti del villaggio, accorsi dopo aver sentito le urla della donna, ma nessuno è intervenuto per fermare gli aggressori. Come testimoniato dal figlio della vittima, Dal Bahadur, testimone oculare dell’episodio, c’è stata solo una concitata discussione tra gli abitanti per decidere se fosse opportuno consultare uno sciamano e accertare se la donna fosse realmente una strega o meno. In seguito, anche un uomo del villaggio è stato in  aggredito dalle stesse persone, accusato di intrattenere rapporti con la donna e di essere coinvolto in attività legate alla stregoneria. Un uomo e sua moglie sono stati arrestati dalla polizia, mentre un terzo individuo sembra sia ancora in circolazione.

Secondo i dati raccolti e pubblicati dall’organizzazione per i diritti umani WOREC Nepal, nel mese nepalese di Poush (a metà tra dicembre 2012 e gennaio 2013) 156 donne sono state vittima di violenza in Nepal. 47 di esse sono state oggetto di aggressioni fisiche o psicologiche da parte del proprio marito, mentre in 18 casi la responsabilità è ricaduta sui familiari delle donne. 37 sono state violentate, 14 sono state uccise e si sono registrati almeno 2 casi di suicidio dovuti alle torture subite in ambito domestico. 7 donne, infine, sono state selvaggiamente picchiate e cacciate di casa perché accusate di stregoneria.

Lo scorso febbraio una donna di trentacinque anni, Domani Chaudhary, è stata malmenata brutalmente dai vicini di casa con l’accusa di aver causato la morte di un neonato utilizzando poteri occulti. A marzo Sunita Pudasaini, una donna di quarant’anni residente a Jorpati, un villaggio poco distante da Kathmandu, è stata accecata con un falcetto dal proprio fratello e dalla propria sorella, accusata da quest’ultima di stregoneria e di essere la causa della sua infertilità. Uno dei casi più eclatanti e violenti degli ultimi anni risale al febbraio 2012, quando Dhegani Mahato, quarantenne, è stata bruciata viva dai membri della propria famiglia dopo esser stata accusata da uno sciamano di voler far ammalare un proprio parente.

Figure cruciali in questo quadro sono appunto quelle dei “Jhankri”, sciamani a cui vengono attribuiti poteri soprannaturali e la capacità di dominare gli spiriti. Specialmente nei villaggi situati nei distretti più remoti del Nepal, gli sciamani sostituiscono i preti induisti e i medici, invitando la popolazione ad affidarsi a loro per ricevere cure mediche e per sbarazzarsi delle influenze negative. Proprio dalle consultazioni con i Jhankri, spesso, scaturiscono le accuse di stregoneria e i maltrattamenti ai danni di donne indifese.

Come dimostrano alcuni casi documentati, l’accusa di stregoneria diventa talvolta uno strumento di manipolazione delle donne e, in particolare, delle vedove a fini economici. Alcune vedove che in passato hanno tentato di accedere alle proprietà dei mariti defunti sono state accusate dai parenti dei rispettivi uomini di essere le responsabili delle loro morti: ritratte come esseri malefici e pericolosi, le vedove sono state quindi escluse dagli eventi pubblici, torturate nel fisico e nello spirito, e spesso costrette a lasciare la propria casa e il proprio villaggio.

È difficile ottenere una statistica esatta sulla violenza di genere legata alla stregoneria in Nepal, ma alcune stime indicano una media di 100 segnalazioni ogni anno. Solo una piccola porzione degli attacchi, tuttavia, emerge in superficie raggiungendo l’attenzione di media e autorità, a causa delle pressioni subite dalle donne, della paura di ripercussioni e dello stigma sociale legato a queste accuse. A farne le spese, naturalmente, sono prevalentemente donne indigenti, appartenenti alle caste più basse, spesso vedove, indifese e prive di educazione. All’origine di questi episodi sono molti i fattori culturali che possono essere individuati e sicuramente svolgono un ruolo importante le superstizioni, la povertà, la diffusione dell’analfabetismo nei villaggi, la presenza di una società prevalentemente patriarcale, una forte diseguaglianza di genere e la mancanza di protezione sociale per le categorie più svantaggiate.

La “Parte 3 – Diritti fondamentali”, “Articolo 20 – Diritti delle donne”, della Costituzione ad Interim nepalese redatta nel 2007 recita: “Nessuna donna può essere discriminata in alcun maniera. […] Nessuna donna dev’essere oggetto di violenze fisiche, mentali o di ogni altro genere; qualsiasi violenza verrà punita secondo la legge.” Esiste anche una legislazione particolare volta a tutelare le donne migranti, ma nessuna legge specifica tutela le donne accusate di stregoneria ed esistono poche organizzazioni governative e ONG che se ne occupano direttamente sul campo. Una proposta di legge era stata avanzata e portata in parlamento, ma è rimasta invischiata negli ingranaggi arrugginiti della macchina politica nepalese.

Articolo di Andrea Pregel. Foto di copertina dell’UK Department for International Development (DFID). 

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