Una crowdmap per prevenire le violenze post-elettorali in Kenya

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Raccolgono le segnalazioni dei reporter e convogliano i dati in una mappa virtuale online visibile a tutti. E’ così che i membri di un’ ong locale che opera nei tre slums più grandi e problematici del Kenya, hanno deciso di dare il loro contributo per prevenire le violenze ed i disordini post-elettorali in queste aree. Kepha Ngito, presidente della ong, è nato e cresciuto a Kibera e ha dedicato la sua vita  a  migliorare le condizioni dei suoi quartieri attraverso l’implementazione di  progetti di mappatura e di inclusione sociale degli abitanti. Dopo un po’ di anni di lavoro in quest’area di Nairobi, lui ed altri ragazzi, hanno deciso di fondare due ong : una nell’area di Kibera, denominata “Map Kibera” e un’altra nella zona di Mathare che, seguendo la stessa logica, è stata registrata come “Map Mathare”.  Mathare è un agglomerato di slums situato nella periferia di Nairobi e conta circa 500mila abitanti mentre Kibera, localizzata a 5 chilometri dal centro città, ne conta circa 170mila.

Un’iniziativa dal basso

Kibera è uno tra i più grandi slum del continente africano ed è situato a Nairobi. Sino a pochi anni fa l’area non era altro che un punto vuoto nella mappa della città, dove problemi di traffico, inquinamento, mancanza d’ acqua e risorse erano invisibili agli occhi del mondo, soprattutto  in assenza di una mappatura della zona e di un censimento degli abitanti che ne garantisse un riconoscimento adeguato.

Nel Novembre del 2009 un gruppo di giovani intraprendenti decise di creare una mappa servendosi di OpenstreetMap, un progetto open source che punta a creare e fornire dati cartografici, mappe di strade e geo localizzazioni libere e gratuite per chiunque ne abbia bisogno. Fu così che diverse personalità provenienti dalla scena tecnologica della capitale cominciarono ad interessarsi al progetto e aiutarono i giovani ragazzi a creare un solido gruppo di lavoro insegnando loro l’uso delle mappe digitali.

Nell’Aprile del 2010 Map Kibera, l’associazione così denominata dai ragazzi, costituì due gruppi locali, Voice of Kibera e Kibera News Network,  e affidò loro la produzione di informazione e di new reporting,  allo scopo di raccontare storie locali, produrre materiale audiovisivo per youtube e condividere con la comunità progetti e lavori di diverso tipo.

In seguito alle violenze post-elettorali avvenute in Kenya nel 2008, molte associazioni, ong ed enti governativi come UN-Habitat e Unicef, si sono impegnati in campagne di sensibilizzazione e prevenzione della violenza, in vista delle elezioni presidenziali del Kenya, programmate per  il 4 Marzo. È proprio in questa prospettiva che l’associazione ha favorito la messa in opera di un progetto crowdmapping nei rispettivi slums di Mathare e di Kibera, con l’aiuto di Voice of Kibera.

Una crowdmap partecipata

I due progetti utilizzano la piattaforma Ushahidi per mappare tutto ciò che avviene nell’area di interesse prima, durante e dopo le elezioni, e FrontlineSMS per raccogliere i dati tramite dispositivi mobili. Ushahidi è un’ong specializzata nello sviluppo di software open source per la raccolta d’informazioni, visualizzazioni e mappe interattive ed è nata a Nairobi proprio in seguito ai disordini post-elettorali del 2008. È quindi la prima volta che questa tecnologia viene utilizzata nel posto e con la finalità per cui è stata concepita, mettendone alla prova la sua reale efficienza.

I reporter, sparsi nelle zone strategiche delle baraccopoli e nelle stazioni di voto, hanno inviato i loro resoconti via sms, mail o tweet, scegliendo le modalità di messaggistica istantanea a seconda della categoria dell’evento da segnalare. Pertanto è stato messo in opera un lavoro di “citizen reporting” che ha coinvolto direttamente le persone del luogo nell’attività di raccolta dati e, come afferma Kepha, “che ha avuto l’intento di creare consapevolezza e responsabilizzazione delle persone, per evitare ciò che è accaduto  cinque anni fa”.

La ricerca

A questo punto, il mio interesse in questo progetto è chiaro.  Credo che gli strumenti più innovativi per la comunicazione e per la raccolta d’informazioni possano influenzare positivamente lo sviluppo della nostra società ed in particolare  quello delle comunità presenti nei paesi del Sud del mondo. Ritengo che, sia lo sviluppo economico, sia la tutela dei diritti umani, realizzati attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, siano un obiettivo perseguibile nelle zone disagiate del pianeta a patto che, alla base di questi processi, vi sia un uso consapevole e responsabile dei nuovi mezzi di sviluppo, che devono essere concepiti in base al contesto culturale, sociale ed economico delle persone che ne usufruiscono.

Articolo di Elisabetta Demartis, laureata in Teorie e Tecniche dell’Informazione, è attualmente in procinto di concludere il corso di laurea magistrale in Cooperazione allo Sviluppo. Collabora con Volontari per lo Sviluppo ai fini di condurre una ricerca sull’utilizzo delle nuove tecnologie d’informazione a Nairobi (Kenya). Questo è il suo blog

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