I bambini invisibili: i Talibè e la lotta della società civile

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Sin dalla prima volta che mi recai in Senegal nel 2005, mi innamorai di questo paese e dell’ospitalità sua gente. Tuttavia rimasi negativamente impressionato dalla moltitudine di bambini che affollano le strade di città e villaggi in situazione di mendicità. A volte la vita da ricercatore che conduco lontano dal mio paese mi fa provare un sentimento di solitudine. E’ alla lontananza dagli affetti e dagli amici che devo questo stato d’animo. Ogni giorno però i miei occhi incontrano quelli di almeno un centinaio di bambini che vagano per le strade come fantasmi, soli o in gruppo. Non hanno documenti e non hanno diritti: praticamente non esistono per la legge. Le loro famiglie sono lontane e forse non le rivedranno mai, ma hanno un nome e se glielo chiedi, te lo diranno. Sono magri e scalzi, vivono in condizioni igieniche precarie ed hanno una latta vuota in mano con cui chiedono cibo per sfamarsi o soldi. Sanno che se non raccoglieranno denaro a sufficienza, al calar del sole, al ritorno in quella che dovrebbe essere il luogo di gioia e sicurezza per un bambino, troveranno solo la violenza, come testimoniato da questo articolo pubblicato su Seneweb.

Sono i Talibè (Da Taliban, studenti coranici), bambini tra i 3 e i 15 anni provenienti principalmente da villaggi nelle zone rurali non solo del Senegal, ma anche del Mali, del Gambia, e delle due Guinee. Sono inviati dai loro genitori presso le Daara (scuole coraniche, ndr) dirette da maestri  che vengono chiamati Marabut, per apprendere il Corano e i precetti dell’Islam. Il Senegal è un paese a maggioranza musulmana e l’insegnamento del Corano affonda le sue profonde ed ancestrali radici negli elementi di sincretismo con le religioni animiste. L’Islam in Africa Occidentale appartiene alla più mistica delle correnti Sufiste ed i Marabut oltre che maestri, sono anche delle guide spirituali che fabbricano talismani per i loro discepoli dotati delle più svariate potenzialità: i Gri Gri.

In origine le Daara erano un elemento integrato nel villaggio e la funzione dello spoglio dagli averi materiali e della ricerca dell’aiuto della comunità era quella di irrobustire la personalità dei bambini. La comunità stessa si prendeva mutualmente cura dei Talibè, ciascuno offrendo una parte dei suoi averi. Inoltre al Marabut solitamente veniva concesso un campo dove i Talibè lavoravano.

Tuttavia, oggi alcuni mutamenti economici e geografici nella società senegalese hanno avuto un impatto profondo sulle scuole coraniche. Il denaro – divenuto uno degli elementi principali che regola le relazioni tra gli individui – insieme all’urbanizzazione selvaggia della città di Dakar hanno causato una profonda distorsione delle Daara che si sono moltiplicate in maniera esponenziale nelle aree urbane. Con loro, anche il numero dei Talibè è cresciuto senza alcun controllo. Molti Marabut inoltre hanno deciso di sfruttare questa manodopera minorile per il loro fabbisogno e arricchimento personale. L’elemosina non viene più praticata quindi per irrobustire la personalità del bambino ma per raccogliere dei tributi che egli dovrà versare al suo maestro.

Il risultato è una piaga sociale che ha dato luce ad una inversione dei ruoli: se normalmente in una società sono gli adulti a prendersi cura dei bambini nutrendoli e provvedendo al loro fabbisogno, in questo caso sono i bambini a nutrire e provvedere ai fabbisogni degli adulti. E’ inoltre possibile che con lo scopo di incentivare le famiglie ad inviare nuovi bambini, alcuni Marabut inviino loro parte del denaro nei lontani villaggi. Per comprendere meglio questo fenomeno segnaliamo il film documentario di Thierno Ibrahima Sané, “Business Talibe” che offre un importante contributo visuale per coloro i quali non abbiano mai vissuto la quotidianità senegalese.

Spesso si verificano episodi di violenza a danno dei Talibè. Il 4 Marzo di quest’anno in un incendio a Medina, un quartiere di Dakar, 9 Talibè hanno perso la vita non essendo riusciti a sfuggire alle fiamme propagatesi dalla baracca dove alloggiavano in una cinquantina. Molti altri sono rimasti gravemente feriti.

Provo tutti i giorni a regalare un sorriso alla maggior parte di loro con una smorfia, una caramella, o una canzone. Non voglio dare denaro per alimentare questa assurda spirale. Non riesco a perdonarmi il fatto che a volte anche io sono costretto ad ignorarli sebbene in ogni momento desideri avere la possibilità e i mezzi per oppormi a tutto questo, e per porre fine alla loro presenza nelle strade.

Oggi scrivere e portare tutto questo a conoscenza di alcuni è uno dei pochi modi che ho per aiutare quei bambini. Seppur non in grado di eliminare il fenomeno almeno si è in grado di lottare contro di esso e per fortuna molte sono le realtà nate dalla società civile con lo scopo di contrastarlo. Nel 2005 ho preso parte alla costituzione di un’associazione: Djarama. L’associazione ha per scopo la diffusione della cultura e dell’educazione. Da due anni l’associazione ha edificato la scuola materna Keur Seur Justina Miguel a Malika, un villaggio nella periferia di Dakar, dove è usanza comune inviare i bambini alle Daara e dove scarseggiano istituti di educazione laici. Nello stesso villaggio inoltre operano anche due realtà Torinesi Renken dedicata alla cura dell’infanzia e Rainbow4Africa che si occupa di offrire assistenza sanitaria.

IMG_20130404_165931Il 4 Aprile, anniversario dell’indipendenza del Senegal, Djarama ha scelto di dedicare questa giornata ai Talibè realizzando la prima edizione del festival Djaram’art. Il festival è stato un incontro culturale con animazioni e spettacoli per donare la possibilità a questi bambini, a cui hanno sottratto l’infanzia, di riscoprirla almeno per un giorno. Hanno partecipato più di 150 Talibè che è stato un numero rilevante data la scarsa propensione dei Marabut a concedere il permesso di partecipare a qualsiasi attività esterna. La presenza dei bambini è stata frutto di una lunga negoziazione tra l’associazione e i maestri coranici.
WOTS?, mettendo a disposizione il suo know how, ha scelto di offrire il suo supporto a Djarama, assistendola nell’avvicinamento all’utilizzo delle nuove tecnologie e media in modo da aumentare la comunicazione, la visibilità e l’effettività dei suoi progetti.

I progressi da fare sono ancora molti ed a volte sembra di lottare contro un mare in piena, ma gli occhi dei bambini aiutano a ritrovare la forza e le serenità per andare avanti, passo dopo passo.

Joint PhD Student Human Geography (University of Padova); Social & Cultural Anthropology (Vrije Universiteit Amsterdam). Master of Art in International Relations (University of Torino). Membro del Centro Interdipartimentale di Studi sull’Africa Occidentale (CISAO). Si occupa di sviluppo locale e sistemi agroalimentari con particolare attenzione alla pianificazione e valorizzazione dei territori rurali e gestione delle risorse. Le sue aree geografiche di interesse primario sono l'Africa Saheliana e la Cina con particolare attenzione a temi quali l’accaparramento di terre e i flussi migratori ed economici tra Cina e Africa.

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