Why poverty? Una domanda, un progetto, 8 documentari

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Perché la povertà? È questa la domanda da cui tutti noi dovremmo iniziare a concentrarci per poter iniziare una seria discussione sui temi dello sviluppo, del progresso, dei diritti e di economia. È su questa domanda che si basa il progetto Why Poverty? che è stato lanciato da Rai Storia in contemporanea con le televisioni di tutto il mondo per sensibilizzare i suoi telespettatori sul tema della povertà. Why Poverty? è un progetto cross-mediale internazionale, 8 documentari e 30 cortometraggi commissionati ad altrettanti registi vincitori di prestigiosi riconoscimenti cinematografici. Oltre 70 network in tutto il mondo trasmetteranno in contemporanea televisiva, internet e sulle piattaforme mobili  gli 8 documentari per renderci consapevoli delle ripercussioni che la povertà ha nel mondo. I principali temi affrontati spaziano dall’alimentazione all’educazione, dall’uguaglianza tra sessi alla corruzione, dalle guerre all’efficacia degli aiuti umanitari nelle zone depresse. In onda dal 25 novembre su Rai Storia.

Durante una delle ultime puntate è stato toccato il tema dell’ accaparramento delle terre e Carlo Petrini, intervistato da Jacopo Zanchini, vicedirettore di Internazionale, ha spiegato i risvolti economici e politici di questo nuovo fenomeno che sta mettendo in ginocchio molte realtà.

L’importanza e la rilevanza di una discussione su questi temi a livello televisivo, quindi fruibile a tutta la popolazione,  è  spiegata dal fatto che dal 2009 in Africa circa 60 milioni di ettari di territorio sono stati venduti o affittati a multinazionali occidentali, di cui il 70% nella sola area sub-sahariana e la maggior parte dei quali per la produzione di prodotti alimentari o di biocarburante destinato ai Paesi industrializzati.

A causa della crescita economica e demografica, le popolazioni più ricche del mondo sviluppato (e sempre più anche del mondo in via di sviluppo) si trovano fianco a fianco con quasi un miliardo di persone che vivono nell’ insicurezza alimentare e 2 miliardi di persone vittime di carenze di micronutrienti. Si registrano generalmente alti livelli di fame in quei Paesi e in quelle regioni dove i diritti di uso e di proprietà dell’acqua, del suolo e dell’energia sono limitati o contesi, e dove fonti moderne di energia e l’accesso a strutture igienico-sanitarie non sono pienamente sviluppati.

Petrini giustamente  durante la sua intervista insiste nel considerare come responsabili parziali di questo fenomeno anche i semplici cittadini i quali non si rendono conto dell’importanza che hanno a livello mondiale, in un sistema sempre più basato sul consumismo forzato che può essere combattuto da tutti attuando la “regole delle tre R” ovvero “Riduco, Riuso, Riciclo”. Proprio per cercare di porre un freno a questa carenza di informazione si stanno cercando nel mondo diverse forme di sensibilizzazione tra le quali, una delle più degne di nota, è quella della ONG Senegalese ENDA che ha chiesto ad alcuni giovani cantanti di realizzare una canzone per potersi così avvicinare a più persone possibili informandole su una delle tematiche più importanti per un Paese come il Senegal.

Il dibattito in seno a organizzazioni internazionali, associazioni, governi e centri di ricerca si concentra su come tradurre un fenomeno che ha i contorni del neo-colonialismo in una situazione win-win, vincente per tutte le parti coinvolte. È però interessante a tal proposito quanto dichiarato da Paul Mathieu  della FAO: “Alcuni governi Africani si stanno rivolgendo a noi per ottenere la necessaria assistenza. Le grandi società hanno accesso a informazioni tecniche e giuridiche sofisticate, mentre molti paesi non hanno le necessarie risorse per condurre i negoziati in modo equo. È fondamentale che le trattative siano portate avanti nella massima trasparenza.”

Durante le discussioni sul land grabbing si fa spesso riferimento anche allo sfruttamento idrico perché come riportato dal Rapporto Europeo sullo Sviluppo del  2012 “le strette interconnessioni tra acqua, energia e suolo evidenziano che la gestione di ciascuno di questi ambiti non può avvenire in modo isolato, ma devono essere considerati parte di un sistema integrato”.È da notare inoltre che esiste un altro fenomeno molto collegato e simile a quello del land grabbing ovvero il sea grabbing , fenomeno attraverso cui alcune compagnie dei Pesi più industrializzati comprano i diritti di pesca dei Paesi più poveri.

Oggi l’Africa importa il 25% del suo fabbisogno alimentare mentre solo durante il periodo della decolonizzazione esportava 1.3 milioni di tonnellate di derrate alimentari, questo dato non può essere sottovalutato in una analisi oggettiva del fenomeno.

La speranza è che i vari summit che si sono susseguiti in questo 2012 appena conclusosi, su tutti la conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile Rio+20 e la conferenza sui cambiamenti climatici tenutasi a Doha durante il mese di novembre abbiano preso seri provvedimenti per tentare di porre un freno ad una situazione ormai quasi insostenibile dal punto di vista delle risorse.

Fonti e approfondimenti

Laureto in Scienze Strategiche presso l’Università di Torino. Da sempre interessato a tematiche ambientali ha collaborato dal 2009 al 2012 con l’ONG M.A.I.S. di Torino. Attraverso il bando UNI.COO dell’Università di Torino si reca in Senegal da Aprile a Settembre 2012 per svolgere una ricerca avente come tema principale le acquisizione di terra su vasta scala e le imprese italiane operanti in campo agricolo, con particolare attenzione per quelle che producono biocarburanti. Tra il 2014 ed il 2015 si reca in Messico per svolgere un anno di Servizio Civile.

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