La Virgen de Guadalupe. Messico fra misticismo e costruzione del consenso

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Il 12 Dicembre in Mesico si celebra la Virgen de Guadalupe. Nel centro di Città del Messico quest’anno si sono riunite nove milioni di persone, per passare soltanto alcuni secondi davanti all’immagine della vergine, trasportati dai sei tapis roulant che sono stati installati nella piazza della basilica.

La storia della Virgen de Guadalupe risale al 1531, appena dieci anni dopo l’occupazione del territorio azteco da parte dei conquistadores spagnoli. Secondo la leggenda la vergine dalla pelle olivastra sarebbe apparsa ad un indigeno, l’ “Indio Juan Diego”, il quale sarebbe diventato l’ambasciatore della Signora di Guadalupe presso il vescovo spagnolo in America. Juan Diego, in un primo tempo riluttante, si fece convincere a portare il messaggio della Vergine, la quale chiedeva di costruire una basilica li dove gli apparve. Il Vescovo si rifiutò numerose volte di ricevere l’indigeno, ma quando lo accolse l’immagine della guadalupeña apparve sul poncho dell’indio.

Oggi, dopo ben 481 anni, il popolo messicano è ancora fortemente devoto alla Madonna di Guadlupe. Anche nei quartieri più umili si aprono le porte di casa al vicinato ed ai forestieri, si costruiscono altari alla vergine e si prega in suo onore. Le città sono in festa, i bambini affollano le strade, le danze tradizionali e le icone della vergine colorano i quartieri ed il profumo di tamales accompagna i sessantaquattro rosari che si recitano in onore della guadalupeña.

La devozione che ancora oggi caratterizza il popolo messicano, è il risultato della sofisticata strategia di evangelizzazione praticata dai conquistadores, di cui la Virgen di Guadalupe rappresenta un dispositivo propagandistico d’avanguardia, un fenomeno storico di grande rilevanza antropologica e politica.

La Virgen de Guadalupe
La Virgen de Guadalupe

L’icona della guadalupeña è il prodotto di una codificazione del messaggio cristiano nel linguaggio indigeno. La pelle scura come quella degli aztechi è il primo segno che ne definisce l’appartenenza al territorio centro-americano. Le mani sono di due colori distinti, una più chiara e l’altra più scura, ad indicare l’unione delle due etnie, europea e mesoamericana. I capelli sciolti per gli aztechi indicavano la gloria di una donna incinta. Il fiore con quattro petali o Nahui Ollin, è il simbolo più importante dell’iconografia Nahuatl e rappresenta la presenza divina, la pienezza spirituale ed il centro dello spazio e del tempo. Il nastro che cinge le mani della vergine ha due estremi a forma di trapezio, che per gli aztechi indicavano la fine di un ciclo e l’inizio di una nuova era. La Madonna di Guadalupe è rappresentata in piedi, al centro della luna, per manifestare la sua appartenenza alla terra messicana, infatti la parola “Metz-xic-co” in Nahuatl significa “al centro della luna”.

La data, inoltre, 12/12/1531 era carica di significati religiosi per gli Aztechi: quel giorno il cielo, ambasciatore divino, avrebbe manifestato tre simboli, che nella cultura indigena presagivano un cambiamento di epoca: Il solstizio di inverno, un fenomeno che accade soltanto una volta all’anno, per gli aztechi rappresentava il ritorno alla vita, la nascita di un nuovo sole, la resurrezione della luce; Il ritorno di Venere al Sole, un incontro che avviene una volta ogni otto anni, nel quale gli indigeni riconoscevano il ritorno della divinità Quetzalcoàtl, il Dio-Uomo, rappresentato da Venere, la cui apparizione segnala il ritorno alla vita, alla luce, la rinascita spirituale di una nuova pienezza religiosa e di una cultura rinnovata; Il passaggio della cometa Halley conclude il messaggio divino di rinnovamento e trasformazione.

Inoltre nella zona del Messico in cui apparve la Vergine di Guadalupe, gli aztechi adoravano una divinità femminile. Più in generale, la manipolazione del linguaggio indigeno permise di esprimere contenuti che erano completamente estranei alla cultura azteca, rendendoli tuttavia comprensibili in base alle strutture mentali che ne caratterizzavano la visione del mondo.

La Virgen de Guadalupe è un fenomeno fondamentale che presiede alla nascita del Messico moderno, l’apertura semiotica di cui è il principio pare fondare ancora oggi la rappresentazione dell’esperienza sociale messicana. La cultura popolare è un mosaico di tradizioni appartenenti alle più disparate visioni del mondo, nella quale le avanguardie contemporanee convivono con le più remote epoche storiche.

Nelle strade delle metropoli messicane le icone cristiane si alternano senza soluzione di continuità ai danzanti aztechi, los vaqueros, che hanno ispirato i film western, cavalcano accanto alle auto sgangherate delle pandillas di barrio, mentre le ritmiche dei Cypress Hill coprono le melodie tradizionali dei Mariachi.

Antonio Gramsci nei Quaderni del Carcere scriveva che la cultura popolare è una concezione del mondo: “…non solo non elaborata e sistematica (…), ma anzi molteplice – non solo nel senso di diverso e giustapposto, ma anche nel senso di stratificato dal più grossolano al meno grossolano – se addirittura non deve parlarsi di un agglomerato indigesto di frammenti di tutte le concezioni del mondo e della vita che si sono succedute nella storia, della maggior parte delle quali, anzi, solo nel folclore si trovano i superstiti documenti mutili e contaminati. Anche il pensiero e la scienza moderna danno continuamente elementi al “folclore moderno”, in quanto certe opinioni, avulse dal loro complesso e più o meno sfigurate, cadono continuamente nel dominio popolare e sono “inserite” nel mosaico della tradizione” (V. Gerratana (a cura di), A. Gramsci, “Quaderni del Carcere”, …cit. Q27, §1, pp. 2312-2313)

Il folclore, in questo senso, malgrado la piacevole ricchezza di colori e di evocazioni, mancherebbe di originalità, di un genuino radicamento, delle visioni del mondo che vi sono riconducibili, nella situazione strutturale di riferimento. Questa forma di frammentazione culturale impedirebbe un’azione sistematica, coerente con il contesto sociale in cui si sviluppa e con le contraddizioni che ne sono oggetto, favorendo una docile sottomissione politica delle popolazioni che vi partecipano.

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